Giustizia: maggioranza colpisce al cuore il Parlamento

La maggioranza cerca di colpire al cuore il Parlamento e oggi, portando il “canguro” nella commissione Affari costituzionali, ha superato il limite. Il governo soffoca abitualmente il dibattito con il ricorso sistematico alla fiducia. Ora va oltre: impedendo persino alle commissioni di discutere gli emendamenti. Nessuna vera urgenza, solo la volontà di azzerare il confronto su una riforma come quella della separazione delle carriere. È una scorciatoia che svilisce il lavoro parlamentare e umilia le opposizioni. Il Parlamento non può essere considerato un ostacolo da aggirare. Chi oggi festeggia per aver risparmiato tempo, domani dovrà rispondere di aver compromesso la qualità della democrazia.

Maltempo: solidarietà a popolazione, mancano risorse e prevenzione

Piena solidarietà alla popolazione di Forlì, colpita da un violento nubifragio. Il nostro grazie va ai Vigili del fuoco, alle forze dell’ordine impegnate nelle operazioni di soccorso e a tutti i cittadini che si sono messi a disposizione della comunità. Ma ora serve un impegno serio da parte delle istituzioni. È urgente un piano nazionale di prevenzione idrogeologica per mettere davvero in sicurezza i territori. Dopo due anni dall’approvazione del nostro ordine del giorno per il ripristino dell’unità di missione “Italia Sicura” contro il dissesto idrogeologico nulla è stato fatto. Anzi, qualcosa si è fatto, ma a danno dei cittadini: con la proposta di assicurazione obbligatoria lo Stato ha scelto di scaricare le proprie responsabilità invece di investire nella prevenzione. Servono risorse, programmazione e serietà, non atteggiamenti pilateschi e vessatori.

Il decreto polizze anti calamità è una tassa occulta

L’obbligo di assicurazione per le imprese contro i danni da calamità è una tassa occulta. Le imprese sono preoccupate, le assicurazioni non sono pronte. Il governo non vuole aiutare le imprese ma solo fare propaganda. Prima di scaricare l’obbligo sulle aziende, bisognava sedersi a un tavolo con le assicurazioni, con l’Ivass, con l’Ania, con i rappresentanti di categoria e stabilire regole chiare cosa è coperto, cosa no, come si calcola il ristoro, come si garantisce il risarcimento. Perché oggi, lo sappiamo, anche in caso di calamità le assicurazioni trovano il cavillo per non pagare. Ce lo dicono i casi concreti, ce lo dicono le aziende del Piemonte, colpite da alluvioni, a cui è stato risposto che l’alluvione non è un evento naturale. Basta ipocrisie: questa non è prevenzione, è una tassa occulta. Le imprese stanno già affrontando dazi, caro energia, rincaro delle materie prime. E il governo gli chiede di sborsare 4.000, 10.000 euro per una polizza che forse non pagherà nemmeno i danni in caso di disastro. Diciamolo con chiarezza: congelate questo provvedimento, non prorogatelo. Fermatevi, mettete intorno a un tavolo tutti i soggetti, trovate regole certe e condivise. Perché le imprese non sono bancomat da spremere a colpi di decreti scritti male e pensati peggio.

Cittadinanza: votare sì a referendum per un’Italia più giusta

Essere cittadini significa avere diritti e doveri, quelli che noi vogliamo per i migranti regolari che sono già parte della nostra comunità. Non possiamo ricordarci di loro solo quando vincono medaglie o si prendono cura dei nostri anziani. L’attuale legge non rispecchia più il Paese che siamo oggi. I 10 anni di residenza previsti per fare domanda sono molti di più: spesso diventano 18 o 20 per le lungaggini burocratiche. Dimezzando i tempi renderemmo più facile la procedura per permettere a persone regolari in Italia, che pagano le tasse, che fanno crescere l’Italia, di avere gli stessi diritti. Ci sono più di 900 mila ragazze e ragazzi che frequentano le nostre scuole: sono i compagni di banco dei nostri figli, ma per lo Stato sono ancora stranieri. Non possono accedere all’Erasmus, ai concorsi pubblici, nemmeno a una gita scolastica come gli altri. È una discriminazione assurda. Votare è un diritto e farlo per costruire un’Italia più giusta è necessario.

Gronda: tante parole, niente risorse

Il governo ci ha abituati a una lunga sequenza di annunci, puntualmente disattesi. Hanno promesso il ritorno al nucleare, ma ieri il Ministro Pichetto ha rinunciato all’individuazione del sito unico per i rifiuti radioattivi. Hanno parlato del più grande piano infrastrutturale per le dighe, e intanto a Parma la diga di Vetto, nonostante il progetto della regione sia già approvato, è rimasta solo sulla carta. Sulla Gronda le dichiarazioni si moltiplicano, ma le risorse continuano a mancare. Tante parole, pochi fatti. La Gronda è un’infrastruttura strategica, non solo per la Liguria, ma per l’intero sistema logistico del Paese. Può rendere più competitivi i porti di Genova e Savona, alleggerire il traffico, dare impulso all’economia. Ci chiediamo allora: lo Stato crede davvero in quest’opera? Il Ministero, la Cassa Depositi e Prestiti, il Governo sono pronti a mettere in campo le risorse necessarie affinché si passi finalmente dai proclami all’apertura dei cantieri? Perché finché restiamo fermi agli annunci, resta solo l’ennesima occasione mancata.

Dazi: la reazione dell’Europa è inevitabile

L’Unione europea deve avere una voce unica e forte, è il minimo. Non poteva certo dire “grazie Trump, che ci stai mettendo i dazi”. L’unica cosa che abbiamo capito di questi cento giorni folli di Trump, è che il presidente americano capisce solo i metodi forti. L’Unione Europea deve fare la voce grossa, e soprattutto deve parlare con una voce sola. Se non dimostra di essere compatta rischia di venire schiacciata da Stati Uniti e Cina. L’Unione europea ha semplicemente chiarito a Trump che, se non ci si mette intorno a un tavolo e non si trova un accordo, ci saranno contromisure. È inevitabile. E il governo italiano dovrebbe lavorare con gli altri partner europei in questa direzione anziché continuare a difendere Trump.

Dl sicurezza: per governo cittadini di serie A e B

Nella periferia di Torino, come di tante altre città italiane, la vera emergenza è che lo Stato non c’è. A Madonna di Campagna ci sono stati accoltellamenti, scippi, furti. Le persone hanno ha paura. E la destra, invece di assumersi le proprie responsabilità, abbandona i cittadini e se la prende con i sindaci. Una vergogna. Durante la campagna elettorale l’attuale maggioranza parlava di decoro, di legalità, di tolleranza zero. Poi, finita la passerella, hanno lasciato i quartieri popolari soli, esposti, dimenticati. Mentre spacciatori e delinquenti agiscono alla luce del sole, a due passi dalle pattuglie, senza alcun timore. È ora che il ministro Piantedosi venga in Parlamento a spiegare cosa intende fare. Perché se abbiamo militari da mandare in Albania, allora ne abbiamo anche da schierare nei quartieri dove le famiglie vivono nel terrore ogni giorno. Serve una presenza vera, continua, non spot elettorali. E trovo semplicemente inaccettabile che con il nuovo decreto sicurezza un’aggressione in stazione venga considerata più grave di una nella periferia. Come se ci fossero cittadini di serie A e cittadini di serie B. Questo decreto va bocciato. Perché non c’è sicurezza senza giustizia, e non c’è giustizia se si ignorano le periferie.

Nucleare: Pichetto non è credibile

Pichetto Fratin non è credibile. Prima parlano di rilanciare il nucleare, poi si arrendono persino davanti al deposito unico. È ridicolo pensare di aprire una nuova stagione sul nucleare quando non sono nemmeno in grado di gestire i rifiuti del passato. Adesso ci raccontano che si può andare avanti con più depositi sparsi sul territorio, come se frammentare il problema lo rendesse meno grave. È l’ennesima giravolta di un ministro che naviga a vista, senza una strategia, senza coraggio, e soprattutto senza rispetto per i cittadini e i territori. Altro che sicurezza e innovazione: questo governo sta trasformando una questione serissima in un pasticcio all’italiana.

Dl Sicurezza: su canapa ideologia del governo fa danni

Sulla canapa la maggioranza ha preferito dare voce al furore ideologico, invece che ascoltare il grido d’allarme di agricoltori e imprenditori. Ci auguriamo che non restino sordi anche di fronte alla richiesta delle regioni, comprese le 14 a guida centrodestra, che chiedono di tornare indietro. Per mesi, come opposizioni, abbiamo denunciato insieme alle associazioni di categoria l’assurdità di una norma che criminalizza la coltivazione di canapa distruggendo un intero settore agricolo fatto di imprese certificate, lavoro regolare ed export. Vietare la coltivazione nazionale, mentre si permette l’importazione dall’estero, è un danno economico doppio: si penalizzano migliaia di aziende italiane e si mettono a rischio decine di migliaia di posti di lavoro. Ma non solo: si crea un cortocircuito pericoloso tra legalità e illegalità, spingendo fuori legge chi fino a ieri lavorava secondo regole e controlli. Ora ci chiediamo: cosa pensa di fare il ministro Lollobrigida? Ignorerà anche i suoi stessi amministratori locali pur di difendere una norma insostenibile o avrà il coraggio di guardare in faccia la realtà?

Treni: Borghi non racconti favole

Il disastro di Salvini è sotto gli occhi di tutti. Con lui ai Trasporti abbiamo più ritardi, meno efficienza e più propaganda. E i passeggeri, ogni giorno, pagano il prezzo dell’incompetenza. Suggerisco a Claudio Borghi di uscire dalla bolla della polemica permanente e di farsi un giro sui treni pendolari, invece di raccontare favole su cantieri e opere. Scoprirebbe cosa significa davvero mal governare.