Cittadinanza: votare sì a referendum per un’Italia più giusta
Essere cittadini significa avere diritti e doveri, quelli che noi vogliamo per i migranti regolari che sono già parte della nostra comunità. Non possiamo ricordarci di loro solo quando vincono medaglie o si prendono cura dei nostri anziani. L’attuale legge non rispecchia più il Paese che siamo oggi. I 10 anni di residenza previsti per fare domanda sono molti di più: spesso diventano 18 o 20 per le lungaggini burocratiche. Dimezzando i tempi renderemmo più facile la procedura per permettere a persone regolari in Italia, che pagano le tasse, che fanno crescere l’Italia, di avere gli stessi diritti. Ci sono più di 900 mila ragazze e ragazzi che frequentano le nostre scuole: sono i compagni di banco dei nostri figli, ma per lo Stato sono ancora stranieri. Non possono accedere all’Erasmus, ai concorsi pubblici, nemmeno a una gita scolastica come gli altri. È una discriminazione assurda. Votare è un diritto e farlo per costruire un’Italia più giusta è necessario.
