AGRICOLTURA: MINISTRO SMENTITO, ALTRO CHE PIÙ RISORSE

Le panzane del ministro sull’aumento dei fondi all’agricoltura vengono clamorosamente smentite dai dati ufficiali del Crea. Altro che più risorse: negli ultimi venticinque anni il valore aggiunto dell’agricoltura è crollato, i costi di produzione sono esplosi e il sostegno pubblico è sceso ai livelli più bassi del secolo. I numeri parlano chiaro: i costi per gli agricoltori sono aumentati del 23%, mentre i trasferimenti pubblici sono stati quasi dimezzati. Il Governo continua a raccontare un’agricoltura in salute mentre l’Annuario Crea certifica una crisi produttiva profonda: meno valore, meno produzione, meno sostegno nazionale. Se l’Italia resta leader europeo del settore lo deve alla capacità dei nostri agricoltori, non certo alle scelte di questo esecutivo.

Manovra: Confindustria mostra limiti,da governo slogan

Confindustria fotografa con chiarezza i limiti di questa manovra: senza un piano industriale vero e una strategia per ridurre il costo dell’energia, l’Italia rischia di restare ferma. Il governo Meloni continua a parlare di sovranità economica, ma non affronta le vere emergenze. Il mondo produttivo chiede meno burocrazia, tempi certi e una visione industriale che accompagni la transizione, non la subisca. Da tempo lo diciamo, e oggi arriva la conferma di viale dell’Astronomia, servono due gambe solide per far ripartire la crescita: da un lato usare bene le risorse del Pnrr, rimettendo in circolo ciò che non è stato speso per l’industria; dall’altro ridurre il costo dell’energia, semplificando le norme su rinnovabili e nucleare. Invece il governo Meloni non costruisce le condizioni perché le nostre imprese possano competere. Mentre altri Paesi investono su ricerca, innovazione e politiche industriali, l’Italia resta prigioniera di burocrazia e slogan.

DAZI: GOVERNO SENZA STRATEGIA

È il momento delle scelte, non più degli slogan. Oggi scattano i dazi e il grido d’allarme dei produttori italiani è sempre più forte. Ma dal Governo nessuna strategia, nessuna risposta. Anche i 25 miliardi promessi da Meloni per sostenere le imprese sembrano spariti nel nulla. Serve subito un piano concreto per difendere l’export, sostenere l’agroalimentare e accompagnare le imprese a trovare nuovi mercati. La Transizione 5.0 così com’è non funziona: il governo ha intenzione di modificarla o continuerà a far finta di niente? L’industria italiana ha bisogno di misure serie, non di spot. Ogni ambiguità, ogni ritardo li pagano le aziende e i lavoratori.

Aggressione omofoba: lo Stato dove era?

Tre ragazzi aggrediti in un fast food perché omosessuali. Un pestaggio brutale, fermato solo dal coraggio di due avventori. Ma lo Stato dov’era? È intollerabile che l’Italia non abbia ancora una legge contro l’omofobia. In mille giorni di governo Meloni sono stati inventati decine di reati inutili, dai rave alle manifestazioni degli attivisti climatici, che non hanno cambiato di una virgola la sicurezza dei cittadini. Invece per quella che è una vera emergenza sociale silenzio assoluto. Neanche una proposta, neppure un confronto. Un vuoto che pesa. Chi aggredisce per odio deve sapere che sta commettendo un crimine preciso, non un’aggressione qualsiasi. E chi governa non può continuare a voltarsi dall’altra parte.

TRASPORTI: DA TAR SONORO SCHIAFFO A SALVINI SU NCC

Altro che foglio elettronico, il Tar del Lazio lo definisce per quello che è davvero: un sistema di controllo centralizzato, incompatibile con le regole del mercato e in violazione della Costituzione e del diritto europeo. Un sonoro schiaffo al ministro Salvini, che voleva cambiare le regole del gioco inventando obblighi non previsti dalla legge. Anche questa volta, la propaganda si è scontrata con il diritto.

EX ILVA: DECRETO VUOTO E GOVERNO SENZA VISIONE

 

Se chiude l’ex Ilva sarà una sconfitta per l’intero Paese. E il governo cosa fa? Un decreto blindato, inemendabile e completamente inutile. Non c’è una strategia, solo toppe. E se il 31 luglio il governo incontrerà le parti sociali, perché blindare oggi un decreto da 300 milioni senza sapere nemmeno a chi e come verranno dati? L’unico miracolo vero sarebbe vedere il ministro Urso seduto in Aula a dare risposte, non a fare la comparsa in una “Mission Impossible” in cui manca l’unico elemento indispensabile: la visione industriale. Altro che misure urgenti per i comparti produttivi: questo decreto è un guscio vuoto, senza un euro per aiutare davvero le imprese italiane a fronteggiare i dazi di Trump o le crisi industriali aperte. L’ennesimo schiaffo è arrivato con il rifiuto di ogni proposta migliorativa, perfino degli emendamenti più sensati, come quello sulla peste suina: respinto perché “oneroso”. Ma cosa si aspettavano? Le imprese chiedono risorse per tornare a produrre, non premi di consolazione. Questo governo sarà anche destinato a durare, ma la domanda vera è: per fare cosa? Servono risposte sulle politiche industriali e finora non ce n’è nemmeno l’ombra.

Tasse: governo le ha aumentate

L’inflazione sale, il lavoro che si trova è precario e povero, i salari sono fermi, il Pnrr non sarà speso. Le tasse sono aumentate: dove è finita la Meloni vicina al popolo, quella che andava nei mercati? Oggi il governo vive in un mondo irreale ben lontano dalla realtà del Paese. Sono aumentate anche le tasse locali: in Piemonte, il presidente Cirio alzerà l’Irpef per coprire le spese dell’Autonomia, una legge che ancora non c’è. Nel frattempo Industria 5.0 non funziona, e lo dice Confindustria, e i dazi di Trump incombono. Se arrivassero al 15% di cui si parla sarebbe un disastro. E quindi, più che i “1000 giorni di te e di me” del governo Meloni, preferirei che l’Italia fosse “l’ombelico del mondo”. E invece rischia di diventare una storia finita male, come racconta la canzone di Baglioni.

Caccia: da De Carlo accuse surreali, così si nega confronto

È surreale che il presidente De Carlo mi accusi di “minacciare la presidenza”. Siamo al rovesciamento della realtà. Così il dialogo parlamentare muore prima ancora di cominciare. Avevo solo portato ad esempio una mia esperienza personale in cui in Piemonte alcune associazioni, con accuse strumentali, avevano avviato una campagna denigratoria contro l’abbattimento dei caprioli. È stato sufficiente questo, un semplice riferimento, per vedermi attribuire l’intenzione di fare la stessa cosa contro la maggioranza. In un clima normale, il presidente avrebbe dovuto ringraziare per avere davanti un’opposizione che vuole dialogare, non zittirla con insinuazioni.
Stiamo parlando di un provvedimento complesso, che tocca interessi e sensibilità profonde, dai cacciatori agli ambientalisti. E che sarà discusso in Aula a ottobre, senza possibilità di modifiche. Chiedere una proroga per presentare gli emendamenti non è una provocazione, è buon senso. Vogliamo solo evitare fughe in avanti e cercare un punto di equilibrio. Se anche solo un esempio per spiegare la necessità del dialogo viene bollato come “minaccia”, allora vuol dire che il confronto non è più ammesso. E questo è un pessimo segnale per il Parlamento e per la democrazia.

Nucleare: servono scelte per famiglie e imprese

Se vogliamo davvero garantire al nostro Paese un futuro energetico sostenibile e una vera autosufficienza serve un mix maturo che, oltre alle rinnovabili, includa anche il nucleare di nuova generazione. Quello che di certo non serve sono scelte dettate solo dall’emotività o dall’ideologia. Oggi l’Italia ha i costi energetici più alti d’Europa, e a pagarli sono famiglie e imprese. Ignorare le tecnologie disponibili è un errore strategico imperdonabile. Le nostre imprese sono già protagoniste di progetti internazionali sul nucleare pulito e i nostri migliori ricercatori, formati in Italia, lavorano all’estero. Dal referendum a oggi, scienza e tecnologia hanno fatto passi da gigante: il nucleare di nuova generazione è una realtà. Ma per superare la sindrome NIMBY, il confronto con i territori va aperto ora, con trasparenza e responsabilità. Il tempo delle scelte rinviate è finito: il governo decida se vuole guidare il futuro o continuare a inseguirlo.

DL INFRASTRUTTURE: AL GOVERNO INTERESSANO SOLO LE POLTRONE

Questo decreto è l’ennesimo provvedimento omnibus completamente privo di strategia e senza collaborazione tra pubblico e privato. Il pubblico si impiccia solo per le nomine, che sono l’unica cosa che interessa al governo. Nel decreto ci sono anche le opere per le Olimpiadi, ma resta fuori un nodo fondamentale: l’utilizzo delle infrastrutture già esistenti, la cui mancata valorizzazione, nonostante le ripetute richieste del sindaco di Torino e della Regione Piemonte, dimostra che l’Italia continua a non fare sistema. Invece di puntare su ciò che abbiamo, si è scelta la strada dei nuovi palazzetti, danneggiando l’ambiente e moltiplicando i commissari. I ritardi sono sotto gli occhi di tutti. La beffa? Sarà la Francia a usare la pista di pattinaggio di Torino. Mi chiedo quando, come Paese, impareremo a fare sistema. Di certo non con questo provvedimento.