Borse: italiani pagano danni di sovranisti e populisti

A tutti i sovranisti italiani che per anni hanno esaltato la grande opportunità per l’Italia rappresentata dalla presidenza Trump, ecco la risposta più concreta e devastante alla loro visione: i dazi imposti dagli Stati Uniti stanno colpendo pesantemente l’economia europea e, in particolare, quella italiana. A fare le spese sella politica populista sono i risparmiatori italiani, che vedono evaporare 31,61 miliardi di euro in un solo giorno, con il Ftse Mib che crolla del 3,41%. Un “successo” per chi credeva nelle promesse di un Trump che avrebbe salvato l’Italia, ma una tragedia per l’economia reale e per chi, giorno dopo giorno, lavora e risparmia con fatica. La realtà è ben diversa dalle illusioni, e i numeri parlano chiaro: i danni sono reali e a pagarli sono i cittadini.

Dazi Trump colpo durissimo. Meloni da che parte starà?

I dazi del 25% imposti da Trump sui prodotti europei colpiranno duramente il nostro Made in Italy, dalle eccellenze agroalimentari come il Parmigiano Reggiano al Prosciutto di Parma, fino ai prodotti della Food Valley e alle automobili. L’Unione Europea deve reagire con forza, ma la vera domanda è: quando si tratterà di scegliere tra i nostri produttori e il suo alleato americano, da che parte starà Giorgia Meloni?
Preoccupa il fatto che, nonostante fosse già chiaro dove saremmo andati a finire, esponenti del governo abbiano osannato il presidente degli Stati Uniti come un grande alleato. Ora come giustificheranno questi dazi del 25% a chi produce Parmigiano, prosciutto, pasta e passata di pomodoro?
Non possiamo permettere che una guerra commerciale, nata da dispute che nulla hanno a che fare con il nostro settore agroalimentare, metta in ginocchio aziende e lavoratori che ogni giorno portano il nome dell’Italia nel mondo. Il governo sovranista dimostri, una volta per tutte, se sta davvero dalla parte degli italiani.

Dl Pnrr: è farsa, governo non sa spendere le risorse

Ci siamo augurati, sbagliando, che nell’ennesimo decreto sul Pnrr ci fossero le soluzioni a tutti i problemi di gestione delle risorse, problemi che questo governo ha contribuito a creare con i ritardi accumulati a causa del cambio di governance prima e del codice degli appalti di Salvini poi. Invece è un decreto farsa, che non risolve nulla. Spendere presto e bene le risorse del Pnrr doveva essere un dovere morale, invece ci troviamo davanti ad un governo che fa un doppio danno al nostro Paese, da un lato con un cattivo uso dei fondi europei non lo fa uscire dalla condizione di fragilità, dall’altro provoca un danno d’immagine avvalorando la tesi dei Paesi frugali. Questo governo verrà ricordato come quello che ha preso i soldi dall’Europa, ma che non li ha saputi spendere.

Dl Cultura: unico scopo è creare una direzione e fare nomine

In questo decreto cultura, intitolato a Olivetti, non manca solo Olivetti, ma manca anche la cultura. Il suo unico scopo è creare l’ennesima direzione, e di fare l’ennesimo giro di nomine. Di buono questo provvedimento ha solo le pezze messe ai disastri fatti da Sangiuliano in questi due anni, ma non è sufficiente. I provvedimenti che ho votato in passato, l’Art bonus, la 18 app, il piano periferie, un euro in sicurezza, hanno fatto fare passi avanti alla cultura. Qui invece non c’è niente. Zero risorse per il mondo dello spettacolo, i cui lavoratori aspettano risposte da due anni, il balletto lasciato a sé stesso, niente per le case editrici che hanno perso nell’ultimo anno 22 milioni di fatturato. Il grido di dolore arriva dagli artisti, che non appartengono a nessuna forza politica. La maggioranza non abbia paura degli artisti.

MILLEPROROGHE: SALVATO SETTORE SCIISTICO

Con un emendamento siamo riusciti a bloccare una norma voluta dal governo che avrebbe messo in ginocchio l’intero settore sciistico. Se fosse entrata in vigore, avrebbe colpito duramente operatori degli impianti, il comparto turistico e le associazioni degli sport montani, con conseguenze gravissime per l’economia delle nostre montagne. Ora il governo smetta di imporre regole impossibili da applicare e inizi ad ascoltare le proposte di chi vive e lavora in questo settore. Lo sci e il turismo montano devono essere valorizzati e sostenuti con misure concrete, non penalizzati da scelte miopi che rischiano di comprometterne il futuro.

Energia: price cap su gas deve essere europeo

I toni trionfalistici della maggioranza su un abbassamento dei prezzi del gas grazie al governo stabile non erano giusti. Gli aumenti sono tornati e scontiamo un grave squilibrio di prezzi con gli altri paesi, che mette in difficoltà imprese e famiglie. La fotografia è vera, ma la soluzione non è il price cap del gas, che funziona solo se è europeo. Se il tetto viene messo solo in un paese rischiamo o di pagare molto di più oppure, se il nostro prezzo imposto dovesse essere troppo basso, che i fornitori di gas non ce lo vendano più. Bisognerebbe invece tornare alla contrattazione europea, come fecero Draghi e Cingolani. Sul nucleare, nel lungo termine, siamo assolutamente favorevoli, ma parliamo di 10-15 anni, non di oggi. Abbiamo affossato l’Idroelettrico, mettendolo a gara. Ai bandi hanno partecipato fondi di speculazione internazionali che, quando ci sarà siccità, preferiranno produrre energia anziché fornire acqua alle popolazioni. Quello che deve essere implementato è il mix energetico, con l’abrogazione dei decreti agricoltura e aree idonee, che hanno di fatto bloccato le rinnovabili. E poi, l’estrazione del gas italiano. La mozione non risolve i problemi dei rincari ma complica solo la vita a famiglie ed imprese.

Regione e Governo salvaguardino occupazione Inalca

Di fronte a una tragedia non possiamo limitarci ad avere risposte solo dalla proprietà. Chiediamo con forza che anche la Regione e il Governo facciano la loro parte per garantire un futuro ai lavoratori coinvolti. Oggi oltre 400 persone, tra dipendenti diretti e in appalto, vivono nell’incertezza, con il timore di perdere il proprio posto di lavoro. In attesa che la procura faccia le indagini del caso, serve un intervento immediato: vanno attivati subito gli ammortizzatori sociali e messe in campo tutte le misure necessarie per la tutela dell’occupazione e la ripresa produttiva del sito. Non lasciamo soli questi lavoratori. La Regione e il Governo devono intervenire con tempestività, perché quella che oggi è un’emergenza non diventi in futuro una crisi irreparabile per tutto il territorio.

Piemonte torni protagonista nel settore auto

Serve un’inversione di rotta, subito. Chiediamo un rilancio dell’automotive con investimenti mirati, tutela delle competenze e misure concrete per la filiera produttiva. Il Piemonte, un tempo cuore dell’industria automobilistica italiana, è stato abbandonato: la chiusura del Centro Ricerche Fiat e la crisi di molte aziende di componentistica ne sono la prova. L’auto elettrica è solo l’ultimo colpo a un settore in crisi da anni. Ma il Piemonte sa fare le auto e deve tornare a essere protagonista. Per un rilancio del settore è necessario anche rivedere il divieto di vendita di auto a combustione dal 2035. Una transizione troppo rigida all’elettrico sta danneggiando gravemente l’industria e l’occupazione, soprattutto in Piemonte. Senza un approccio più flessibile e misure di sostegno, migliaia di posti di lavoro sono a rischio. La decarbonizzazione richiede un mix energetico sostenibile e l’elettrificazione dei trasporti sarà efficace solo con la produzione di energia pulita. Per questo per garantire indipendenza e sostenibilità, è essenziale investire in fonti a basso impatto, tra cui il nucleare di ultima generazione.

Peste suina: certificato fallimento ultimi due anni

Il commissario Filippini ha certificato il fallimento della gestione degli ultimi due anni dell’emergenza peste suina. Se solo ci avessero ascoltato, coinvolgendo allevatori e agricoltori, avremmo evitato di perdere tempo prezioso e di infliggere un danno enorme alla filiera suinicola. Dopo due anni di scelte sbagliate, con misure inefficaci e prive di logica come l’uso dei droni sbandierato dall’ex commissario Caputo, finalmente si cambia strada. Nel frattempo il comparto della produzione alimentare di qualità e l’esportazione del cibo di origine suina made in Italy, ma anche l’industria dei mangimi e il comparto energetico del biogas dai liquami di suini, hanno subito una pesante
battuta d’arresto. I produttori di Novara, Pavia e Piacenza sono in ginocchio, mentre cresce la preoccupazione anche a Parma per l’impatto sui prosciutti dop. Ora il governo deve garantire che gli errori non si ripetano. Restano infatti criticità, come la limitazione della caccia nelle zone infette, che rischia di condannare ulteriormente le attività economiche nelle aree di restrizione. È fondamentale trovare un equilibrio tra tutela sanitaria e sostenibilità economica, evitando che le imprese locali subiscano ulteriori danni.

Prosciutto Parma: Incredibile interrogazione europarlamentari italiane

È incredibile che due europarlamentari abbiano presentato alla Commissione europea un’interrogazione su un’eccellenza italiana come il prosciutto di Parma basandosi solo sulle informazioni riportate da un servizio televisivo e senza alcuna verifica.
Non impressiona che ci sia chi vuole fare giornalismo sensazionalista, anche se dal servizio pubblico ci si aspetta che la ricerca della verità sia anteposta allo share, ma non è accettabile che chi fa politica non scelga di andare sul territorio e sincerarsi se quanto trasmesso corrisponda al vero, ma faccia un regalo a chi in Europa cerca di fare concorrenza ai nostri prodotti di qualità.
Se avessero visitato le aziende produttrici e quelle trasformatrici avrebbero scoperto una realtà fatta di lavoro e fatica. Le aziende del territorio da anni combattono contro la peste suina, spesso nell’inerzia spesso politica che si limita ad un turn over di Commissari che poco e nulla fanno per arginare il problema. E se avessero avuto davvero a cuore la salute dei cittadini avrebbero dovuto chiedere conto non dei nostri criteri, che sono quelli più severi, ma dello stato degli allevamenti negli altri Paesi europei. Certo, capisco che è più comodo restare seduti davanti ad un divano e guardare la tv piuttosto che capire e cercare di risolvere i problemi reali.