Vino: Centrodestra rincorre le emergenze anziché pianificare

L’informativa in Consiglio regionale sulla crisi vitivinicola dimostra una totale assenza di visione. La giunta Cirio rincorre le emergenze invece di pianificare, offrendo risorse per l’innovazione del tutto inadeguate rispetto al calo delle vendite e all’impennata dei costi che stanno mettendo in ginocchio i produttori piemontesi. A inquietare è anche lo scenario internazionale, con gli Stati Uniti, principale mercato di export, minacciati dai dazi di Trump. Cirio definisce preoccupante e imprevedibile l’atteggiamento di Trump, e ha ragione, ma dovrebbe ricordarlo ai suoi alleati di governo: dal suo segretario di partito e ministro degli Esteri Tajani che si faceva fotografare negli Usa con il cappellino Maga, al ministro Salvini, secondo cui i dazi sarebbero stati addirittura un’opportunità. Questa schizofrenia politica della destra danneggia il Piemonte. Con l’America serve un rapporto serio e stabile per tutelare il Made in Italy, non la propaganda. La Regione intervenga subito con investimenti veri prima che sia troppo tardi.

Casa: piano arriva tardi e con poche risorse

Il governo sembra scoprire l’emergenza casa al quarto anno di legislatura. E risponde con un piano decennale che avrebbe dovuto presentare all’inizio del mandato. Sull’emergenza abitativa si è perso troppo tempo. I numeri raccontano tutta l’inadeguatezza del provvedimento, 100 mila alloggi in dieci anni significano appena 10 mila alloggi l’anno, una goccia nel mare rispetto al fabbisogno reale. Con queste risorse si potrà intervenire forse in qualche grande città, mentre piccoli comuni e aree interne restano ancora una volta dimenticati. Negli anni del Pnrr c’erano risorse importanti, anche dedicate all’housing e all’edilizia residenziale. Il governo non le ha utilizzate per affrontare il problema e oggi presenta un piano con fondi minimi, sperando di trovare altre risorse in futuro. E a bocciare questo piano non siamo solo noi di Italia Viva, lo fanno soprattutto gli operatori e gli inquilini. Servivano più risorse, da mettere subito, e un maggiore coinvolgimento di chi in questi anni ha contribuito concretamente alla realizzazione degli interventi.

MONTAGNA: CALDEROLI DANNEGGIA LE AREE INTERNE

La riforma di Calderoli dei comuni montani sta danneggiando le aree interne. Non è declassificando le città, togliendo loro la qualifica di montane per evitare di fornire risorse, che si vuole bene alle aree interne. Abbiamo un enorme problema di spopolamento e cosa facciamo? Penalizziamo chi desidera restare e trasferirsi nelle aree urbane. Il governo è già subissato di appelli al Tar, oggi altri comuni hanno presentato ricorso al Quirinale per chiedere di rivedere i criteri di classificazione e bloccare l’iter. Bene fanno i comuni a protestare contro questo ennesimo pasticcio del governo e del ministro Calderoli.

PROPOSTO LA START TAX, MAGGIORANZA L’HA RESPINTA

Questo decreto lascia in disparte temi drammatici: dalla lotta al dumping contrattuale, sul quale la collega Furlan ha presentato un ddl, alla precarietà, alle morti sul lavoro, alla fuga di cervelli. I giovani se ne vanno perché le retribuzioni non sono adeguate. Italia Viva-Casa Riformista ha presentato, sotto forma di emendamento, la Start Tax, proposta firmata da tutta l’opposizione. Ovviamente è stata bocciata dalla maggioranza. Con la fiducia, non c’è la possibilità di discutere, e il risultato è nettamente deludente, come dimostra anche il fatto che perfino gli imprenditori hanno criticato il testo ritenendolo non esaustivo.

Caccia: governo sceglie muro contro muro

Dopo 34 anni era giusto mettere mano alla legge sulla caccia. Dal 1992 il mondo è cambiato, sono cambiati i territori, l’agricoltura, la sensibilità ambientale e le conseguenze dei cambiamenti climatici. Ma una riforma così delicata avrebbe richiesto studio, ascolto e condivisione, non la fretta e le forzature che hanno caratterizzato il percorso scelto dalla maggioranza. La legge del 1992 nacque da un confronto tra cacciatori, ambientalisti e agricoltori. Oggi il governo ha scelto di chiudersi in una visione ideologica, trasformando una possibile occasione di confronto in uno scontro. Non sono stati ascoltati gli agricoltori che continuano a subire danni dalla fauna selvatica senza risarcimenti adeguati. Non i richiami di chi ha segnalato i rischi sanitari legati alla diffusione della peste suina. Nemmeno proposte ragionevoli avanzate da associazioni venatorie che chiedevano semplicemente equilibrio e maggiore coinvolgimento dei territori. Il governo ha scelto il muro contro muro. E quando non si ascolta nessuno si scontentano tutti.

Agricoltura: prezzi in ginocchio grano italiano

Da mesi chiediamo interventi per affrontare una crisi idrica che ormai non è più un’emergenza straordinaria, ma una condizione strutturale. Eppure il governo continua ad accumulare annunci mentre nei campi si accumulano i danni. Senza investimenti su invasi, infrastrutture e gestione dell’acqua, ogni estate presenterà lo stesso conto agli agricoltori. L’allarme siccità non riguarda solo la quantità del raccolto, ma anche la sua qualità. In molte aree del Paese il caldo ha accelerato la maturazione del grano impedendo il normale sviluppo della pianta: i chicchi sono più piccoli, spesso vuoti, e le rese sono già inferiori rispetto alle aspettative. Ma oltre alla siccità pesa anche l’incertezza sui prezzi. La Commissione Unica Nazionale per il grano duro era stata presentata dal ministro Lollobrigida come lo strumento della trasparenza e dell’equilibrio del mercato. Oggi rischia invece di trasformarsi nell’ennesima occasione mancata. Se il sistema non garantisce quotazioni chiare e condivise, gli agricoltori restano schiacciati tra costi di produzione sempre più elevati e ricavi sempre più incerti. Il risultato è un doppio danno con meno produzione e meno reddito per chi lavora la terra. Per difendere davvero il Made in Italy bisogna partire dai campi, perché senza grano di qualità non c’è filiera da celebrare e senza prezzi equi non c’è futuro per le nostre imprese agricole.

Energia: da Ue lezione al governo

La Commissione europea chiede di investire nelle rinnovabili, accelerare la transizione energetica e rafforzare la competitività. Ma il governo Meloni continua a muoversi in direzione ostinata e contraria, scaricando i costi sulle famiglie e sulle imprese. Se il governo si intesta un successo, evidentemente non ha capito che l’Europa autorizza scostamenti e flessibilità per sostenere investimenti strategici, a partire dall’energia pulita e dalla sicurezza energetica. Bruxelles indica una prospettiva di crescita e innovazione, una lezione al governo italiano, che invece va in direzione opposta e usa ogni margine per fare cassa, senza una vera politica industriale ed energetica. Il risultato è che le imprese italiane continueranno a pagare l’energia più dei loro concorrenti europei e le famiglie a vedere aumentare le bollette.

Energia: con Meloni bollette più care d’Europa

L’Italia ha il prezzo dell’elettricità più alto d’Europa perché questo governo ha buttato anni in annunci e sprecato l’occasione irripetibile del Pnrr. E il conto lo pagano gli italiani. I numeri certificano il fallimento della propaganda energetica della destra. Mentre gli altri Paesi acceleravano sulle rinnovabili oltre il 52% della nostra produzione elettrica dipende ancora dai combustibili fossili. Così ogni crisi internazionale si traduce in una stangata per famiglie e imprese italiane. Per anni hanno parlato di sovranità energetica e di nucleare, ma alla prova dei fatti si sono limitati a organizzare convegni e approvare una legge delega che rinvia ogni decisione concreta ai prossimi governi. Nel frattempo non hanno accelerato né sulle rinnovabili né sulle infrastrutture energetiche. La sovranità energetica non è uno slogan, sono autorizzazioni veloci, investimenti veri e una strategia industriale seria. Tutto quello che questo governo non ha fatto.

Balneari: proroga è esercizio ipocrisia legislativa

La maggioranza, con un emendamento presentato dalla Lega, riesce nel difficile esercizio di ipocrisia legislativa. Si usa il dramma dell’erosione costiera, reale, serio e che merita risposte vere, come paravento per portare a casa l’ennesima proroga mascherata. Il meccanismo è semplice quanto spregiudicato. Si caricano i privati di obblighi di investimento e in cambio si allungano le concessioni. Insomma, il concessionario fa i lavori che dovrebbe fare lo Stato e in cambio tiene la spiaggia. Un do ut des, contro le regole europee, che nulla ha a che fare con la tutela ambientale. L’Italia rischia procedure di infrazione, blocchi ai fondi europei e un danno enorme alla credibilità del nostro sistema giuridico.

Metro 2, Torino non può aspettare: il Governo sblocchi i fondi per il Politecnico.

L’audizione di oggi sulla Metro 2 conferma che non c’è più tempo da perdere. La priorità assoluta è far partire i cantieri e garantire che la linea arrivi fino al Politecnico. Torino ha già pagato a caro prezzo la cultura del ‘No’ che per anni ha cercato di fermare ogni grande infrastruttura. Come Italia Viva siamo dalla parte delle grandi opere, che rappresentano investimenti necessari per migliorare la qualità della vita e l’ambiente. Per questo chiediamo con forza al ministro Salvini di sbloccare subito i 450 milioni necessari per completare l’opera almeno fino al Politecnico. 

Condivido le parole della collega Nallo quando dice che Torino ha bisogno di trasporti moderni e di guardare al futuro con coraggio. Non possiamo permetterci ulteriori ritardi su un’opera che cambierà il volto della nostra città e della sua area metropolitana.