Dl bollette: del tutto insufficiente, no da Iv

Questo decreto è del tutto insufficiente rispetto al caro energia: non offre alle famiglie e alle imprese le risposte di cui hanno sempre più bisogno. Annunciamo voto contrario per tanti motivi. Il bonus previsto per le famiglie è in media di 200 euro. Ma la procedura per ottenerlo è così sfiancante che molte rinunceranno. Quanto alle imprese, durante le audizioni i rappresentanti di Cna, Confartigianato, Confindustria hanno denunciato come il decreto non fosse affatto risolutivo. Inoltre, il governo Draghi aveva messo in campo un provvedimento per far fronte al caro bollette ma il governo Meloni l’ha cancellato con la prima legge di Bilancio, sostenendo che il costo sarebbe sceso grazie al Piano Mattei. Il Piano Mattei non si vede, mentre le bollette sono mostruosamente evidenti per famiglie e imprese. Infine, il governo ha deciso di escludere le opposizioni dalla possibilità di discutere gli emendamenti. Un’occasione persa.

Dazi: 25 miliardi sbandierati da Meloni sono incerti

Sui dazi la ricetta del guardare altri mercati può funzionare sul lungo periodo, ma serve tempo. Gli imprenditori che abbiamo incontrato avranno del tempo se avranno delle risorse, ma per ora le risorse non ci sono e il tempo non ce l’hanno. Le imprese hanno resistito al Covid, al caro energia, di fronte ai dazi non riescono a resistere e chiedono poche cose concrete: la trasformazione di Transizione 5.0, che non funziona perché nessuno è riuscito a spendere un euro delle risorse di Urso , il ritorno a Industria 4.0, meno burocrazia e più aiuti. Ma i 25 miliardi sbandierati da Meloni esistono solo sulla carta, sono risorse incerte e dipendono dall’approvazione europea. E allora se debito deve essere, lo si faccia per aiutare gli imprenditori danneggiati e non per fare in Albania un centro che non funziona. Meloni chiede di non essere catastrofisti, ma da tre giorni le Borse e i risparmi degli italiani stanno crollando drammaticamente. Quindi la situazione è drammatica e seria, ci vogliono risposte serie, non dichiarazioni di chi parla dei dazi come opportunità. Evidentemente Meloni e gli esponenti del suo governo non hanno idea di cosa pensano gli imprenditori.

TRASPORTI: Salvini garantisca mobilità ed economia in Val di Susa

Salvini intervenga per chiedere un riesame della decisione di Trenitalia di sopprimere la fermata di Bardonecchia per i treni Frecciarossa. Bardonecchia non è solo una delle principali località turistiche dell’arco alpino occidentale, ma è anche un centro nevralgico per l’economia della Val di Susa e uno snodo di collegamento con la Francia. La soppressione della fermata porterebbe a un danno significativo all’economia e all’industria turistica locale. Ci auguriamo pertanto che il ministro verifichi che siano state attivate forme di consultazione tra Trenitalia, la Regione Piemonte, la Città Metropolitana di Torino, il Comune di Bardonecchia e le associazioni di categoria prima di ipotizzare la soppressione del servizio il trasporto ferroviario ad Alta Velocità è un servizio fondamentale per assicurare la mobilità dei cittadini e dei turisti e il diritto alla mobilità è un principio essenziale che garantisce inclusione e sviluppo economico, il ministro Salvini non può girarsi dall’altra parte.

Deriva centralista in ddl Fondazione Parma

Nel territorio di Parma la modifica della disciplina della Fondazione dell’Ordine costantiniano di San Giorgio era molto atteso. La basilica, infatti, è un gioiello turistico e culturale che va manutenuto. Come sempre, però, il titolo è giusto ma lo svolgimento che fa questo governo è sbagliato. Perché da un lato, la maggioranza approva l’autonomia differenziata e dall’altro toglie potere agli enti locali nelle nomine della Fondazione. L’elezione del presidente non è d’intesa con il Vescovo della città, che sarà solo sentito e viene tolto uno dei componenti degli enti locali dalla fondazione. Una deriva centralista che dimostra che evidentemente il governo si è pentito dell’autonomia differenziata e quindi gli chiediamo di ammetterlo pubblicamente.

Az si sposta a destra per dare ossigeno a governo

Mentre il governo Meloni aumenta le tasse, allontana i giovani dal nostro Paese e si dimostra ambiguo sulla politica estera, scegliendo Trump invece che l’Italia, noi di Italia Viva continuiamo a costruire l’alternativa. Nel frattempo, Calenda applaude la presidente del Consiglio. Ora è tutto chiaro. Azione, con una scelta che viene da lontano, si sposta a destra per dare ossigeno a un governo che non fa l’interesse degli italiani.

Treni: Salvini riferisca su fondi Pnrr

Ancora un guasto sulla linea Roma-Napoli e ancora ritardi per i cittadini, è l’ultima prova del totale fallimento di Matteo Salvini nella gestione delle infrastrutture. Il ministro non può continuare a scappare dalle sue responsabilità mentre fa passerelle in giro per l’Italia. Venga subito in Aula a spiegare come sono stati utilizzati i fondi del Pnrr. Questa tratta, almeno in via teorica, doveva essere potenziata la scorsa estate con i soldi del Pnrr, ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti: ritardi, disservizi e pendolari lasciati in balia del caos. A questo punto, è inevitabile chiedersi: quei fondi sono stati davvero spesi per migliorare il servizio o sono stati buttati via? I cittadini hanno il diritto di sapere dove sono finiti i loro soldi. Basta con la propaganda, vogliamo risposte.

Pnrr: governo incapace non si sottragga a confronto

Il rinvio del Pnrr annunciato dal ministro Giorgetti è grave ed è l’ennesima dimostrazione dell’incapacità di questo governo di gestire le risorse fondamentali per il futuro del nostro Paese. Ma è altrettanto grave doverlo apprendere leggendo un quotidiano e non dalla voce del ministro. Alla richiesta delle opposizioni di una informativa urgente il governo non potrà sottrarsi, deve dare risposte al Parlamento e al Paese. Ritardi su tutto dai collegamenti ferroviari dell’alta velocità alle reti idriche, sino agli interventi contro il dissesto idrogeologico. Mentre l’Europa attende risposte, l’esecutivo si nasconde dietro scuse mettendo a rischio non solo i miliardi di euro destinati a rilanciare l’economia italiana, ma anche la credibilità internazionale dell’Italia. Un atteggiamento irresponsabile che danneggia i cittadini che attendono interventi concreti per migliorare la loro qualità di vita.

Polizze catastrofi sono tassa mascherata. Provvedimento sbagliato e inapplicabile nell’attuale realtà

Il governo Meloni è in grado di sfornare una tassa al giorno e lo fa in modo cieco e indiscriminato, andando a colpire chi già fatica a restare a galla in un contesto economico difficile. Con l’obbligo per le imprese di stipulare polizze catastrofali ha aggiunto una patrimoniale mascherata. Finora solo un’azienda su dieci si è messa in regola, mentre le altre si trovano in difficoltà e lamentano un onere insostenibile. Questo dimostra che il provvedimento non solo è sbagliato, ma è anche inapplicabile nella realtà economica attuale. Noi di Italia Viva abbiamo provato in ogni modo a correggere questa scelta scellerata, presentando emendamenti, ma il governo, cieco e sordo alle esigenze del Paese, li ha bocciati senza nemmeno aprire un confronto serio. Il dovere dello Stato è fare prevenzione, non costringere le imprese ad assicurarsi per supplire alle proprie inefficienze. Un atteggiamento inaccettabile contro il quale continueremo a batterci con determinazione.

Con richieste a Elkann governo si lava coscienza. Serve una politica energetica seria per abbassare i costi

Chiedere a Elkann di produrre in Italia, di dare numeri e fare promesse concrete, è un modo di lavarsi la coscienza, come se la politica non avesse mai un ruolo, una responsabilità. L’energia nel nostro Paese costa il doppio rispetto alla Spagna e a tutti i Paesi che hanno diversificato l’approvvigionamento energetico. In Italia continuiamo a dire no alle rinnovabili, no al nucleare, no a trivellare il nostro gas. Come Italia Viva abbiamo proposto al governo un tavolo con maggioranza e opposizione per fare ciò che serve alle nostre imprese, per sbloccare le autorizzazioni per le rinnovabili, andare avanti sul nucleare, fare una politica energetica seria per abbassare veramente i costi e rendere competitivo il lavoro come facemmo col Jobs Act, tutelando i lavoratori e consentendo agli imprenditori di investire. Agli investitori serve certezza delle regole e spetta ai decisori politici dare garanzie. È questa la sfida che ci attende.

Calamità: governo miope, manca prevenzione

Di fronte a un territorio fragile non si può pensare di approvare un decreto monco, che guarda solo alla ricostruzione e non pone la giusta attenzione alla prevenzione. È una scelta miope. Sono passati due anni e mezzo dall’approvazione del nostro ordine del giorno per ripristinare l’unità di missione contro il dissesto idrogeologico Italia Sicura, ma le promesse restano disattese e ancora nulla è stato fatto. Anzi qualcosa è stato fatto, ma in peggio: spingere cittadini e imprese ad assicurarsi lascia intendere che lo Stato deroga al proprio compito e si sottrae alle proprie responsabilità, lasciando imprese e famiglie, che già pagano le tasse, in balia degli eventi.