Il decreto polizze anti calamità è una tassa occulta
L’obbligo di assicurazione per le imprese contro i danni da calamità è una tassa occulta. Le imprese sono preoccupate, le assicurazioni non sono pronte. Il governo non vuole aiutare le imprese ma solo fare propaganda. Prima di scaricare l’obbligo sulle aziende, bisognava sedersi a un tavolo con le assicurazioni, con l’Ivass, con l’Ania, con i rappresentanti di categoria e stabilire regole chiare cosa è coperto, cosa no, come si calcola il ristoro, come si garantisce il risarcimento. Perché oggi, lo sappiamo, anche in caso di calamità le assicurazioni trovano il cavillo per non pagare. Ce lo dicono i casi concreti, ce lo dicono le aziende del Piemonte, colpite da alluvioni, a cui è stato risposto che l’alluvione non è un evento naturale. Basta ipocrisie: questa non è prevenzione, è una tassa occulta. Le imprese stanno già affrontando dazi, caro energia, rincaro delle materie prime. E il governo gli chiede di sborsare 4.000, 10.000 euro per una polizza che forse non pagherà nemmeno i danni in caso di disastro. Diciamolo con chiarezza: congelate questo provvedimento, non prorogatelo. Fermatevi, mettete intorno a un tavolo tutti i soggetti, trovate regole certe e condivise. Perché le imprese non sono bancomat da spremere a colpi di decreti scritti male e pensati peggio.
