Montagna: legge Calderoli è taglio mascherato

La legge sulla montagna voluta dal ministro Calderoli non nasce per sostenere i territori, ma per risparmiare. È una norma che, nonostante le modifiche, esclude comuni, penalizza imprese agricole e cittadini e scarica sui territori fragili il prezzo di una scelta sbagliata. Altro che valorizzazione, si fa cassa togliendo diritti e opportunità a chi vive e lavora in montagna. Quando una legge ridisegna i confini dei territori montani senza conoscere le realtà locali, il risultato è semplice, meno servizi, meno risorse, più disuguaglianze. È inaccettabile che aree interne e comunità già in difficoltà vengano trattate come una voce di bilancio da tagliare. Questa non è una politica per la montagna, è una politica contro la montagna. I territori non si amministrano con l’algoritmo del risparmio.

Treni: Paese ostaggio di improvvisazione

Ancora ritardi sull’Alta Velocità e l’ipotesi di sabotaggio. Al di là delle responsabilità penali che andranno accertate e in caso condannate fermamente, emerge il dato politico evidente che il sistema è fragile e il governo non governa. Un’infrastruttura strategica per il Paese non può andare in tilt così, lasciando migliaia di persone bloccate senza informazioni e senza alternative. Da mesi denunciamo l’assenza di una vera strategia su trasporti, sicurezza delle reti e manutenzione. Con Salvini siamo ostaggi dell’improvvisazione e oggi il prezzo lo pagano gli italiani. Ai cittadini non serve propaganda ma servizi che funzionino. Servono più prevenzione, più controlli e investimenti seri, perché l’Alta Velocità è un servizio pubblico essenziale e va difeso.

Stellantis: dal governo nessuna politica industriale su automotive

L’annuncio di Stellantis di oneri per oltre 22 miliardi di euro fotografa, senza ipocrisie, una verità che il settore conosce da tempo: la transizione è stata gestita male. Il nuovo corso avviato dal CEO Antonio Filosa sembra andare nella direzione giusta a partire dalla restituzione di responsabilità alle regioni fino agli interventi strutturali su produzione e qualità. Ora però serve che anche il governo faccia la sua parte. Non basta commentare o invocare l’Europa: occorre una vera politica industriale per l’automotive, capace di accompagnare la transizione senza dogmi, tutelare occupazione e competenze e sostenere investimenti e innovazione. Stellantis sta correggendo i propri errori. La domanda che resta senza risposta è se il governo sarà pronto a fare altrettanto.

ISTAT: CONTO DEL GOVERNO PAGATO DA FAMIGLIE

Aumenta il carrello della spesa, aumentano le tasse, mentre stipendi e pensioni restano al palo. Altro capolavoro del governo Meloni. Quando aumentano cibo, prodotti per la casa e per la persona, quando aumentano le bollette, a pagare sono soprattutto i redditi medio-bassi. È qui che si misura il fallimento delle politiche economiche del governo Meloni. Nessuna strategia sui salari, zero interventi seri contro il caro-prezzi, solo propaganda. Altro che tutela dei cittadini, altro che promesse al ceto medio, stanno lasciando soli i consumatori e scaricando il costo dell’inflazione sulle famiglie.

UE: CON ODG SU DIRETTIVA ACQUE REFLUE EVITATA FOLLIA

Oggi è stata evitata una follia. Con l’approvazione del nostro ordine del giorno abbiamo iniziato un percorso per modificare la Direttiva europea sulle acque reflue che, così com’era concepita, rischiava di trasformarsi in una tassa miliardaria a carico del settore farmaceutico e cosmetico, con conseguenze pesantissime sui prezzi dei farmaci, sulla disponibilità delle cure e sulla competitività del Paese. Non si può difendere l’ambiente colpendo alla cieca chi produce farmaci e garantisce sanità pubblica, investimenti e migliaia di posti di lavoro qualificati. Questo ordine del giorno introduce correttivi indispensabili per impedire che una norma sbagliata finisca per smantellare un intero comparto strategico. Ma è solo il primo passo: ora serve una modifica radicale della Direttiva per tutelare insieme ambiente, imprese, pazienti e occupazione. Il voto bipartisan dimostra che il problema era reale e che i nostri rilievi erano fondati. Ringraziamo la maggioranza per averli accolti, ma la battaglia non è finita.

ENERGIA: GOVERNO BOCCIATO E A PAGARE SONO CITTADINI E IMPRESE

L’aumento del +10,5% della bolletta del gas per gli utenti vulnerabili certifica il fallimento della politica energetica del governo. Hanno puntato tutto sul gas, bloccato le rinnovabili e oggi lasciano famiglie e imprese esposte agli shock dei prezzi. È paradossale che a pagare siano anche i cittadini che in teoria dovrebbero essere tutelati. Il governo racconta di protezioni e scudi, ma la realtà è che chi dipende dal gas è ostaggio. Evidentemente questi anni di guerra non hanno insegnato all’esecutivo la necessità di diversificare le fonti. E ora scontiamo i risultati dell’assenza di strategia: Il metano aumenta, le rinnovabili restano ferme per ritardi, veti e burocrazia. Il conto lo pagano famiglie, soprattutto le più fragili, e imprese già schiacciate dai costi, e la responsabilità è tutta politica.

Treni: alta velocità ferma, ma prezzi corrono

Questo weekend sulla rete ferroviaria si compirà un’altra beffa a danno dei passeggeri che pagheranno di più per arrivare dopo. Con i lavori l’Italia sarà divisa in due. Stop all’alta velocità, bus sostitutivi, fino a due ore in più di viaggi e costi che aumentano invece di scendere. Altro che servizio premium, è un downgrade a prezzo pieno. FS scarica inefficienze sui viaggiatori e Salvini fa finta di nulla. Un Frecciarossa che passa da 3 ore e 40 a oltre 5 ore non può costare di più: è un abuso, non un disservizio. Meno propaganda sui trasporti che “funzionano”, più rispetto per chi viaggia, lavora e paga. Per ora l’unica cosa che corre davvero sono i prezzi.

Ex Ilva: il governo Meloni l’ha resa una Cenerentola

Quando si insediò, il ministro Urso disse che l’ex Ilva sarebbe diventata la più grande acciaieria d’Europa, che l’avrebbe rilanciata, al contrario di quanto avevano fatto i governi precedenti, e che sarebbe stata nazionalizzata. Alla faccia del rilancio. Oggi l’ex Ilva produce molto meno di quando questo governo non c’era: 5 milioni di tonnellate fino al 2021, oggi 1 milione. Dove è il miracolo? All’ex Ilva si continua a morire, come è accaduto a Claudio Salamida, operaio di 47 anni. L’ennesima morte sul lavoro e a Taranto. Siamo al quarto o quinto decreto, e la maggioranza ha il coraggio di chiedere la collaborazione dell’opposizione, dopo aver bocciato tutti gli emendamenti presentati in questi anni ai vari decreti. Il governo non ascolta nessuno, nemmeno enti locali, amministratori, sindacati, lavoratori, che chiedono risposte su lavoro e sicurezza. Quella che era la più grande acciaieria d’Europa con il governo Meloni è diventata una piccola Cenerentola.

INFLAZIONE TORNA A CORRERE MENTRE I SALARI SONO FERMI

I dati dell’Istat confermano quanto le famiglie italiane vivono sulla loro pelle tutti i giorni: l’inflazione nel 2025 è tornata a correre, le bollette sono sempre più care, per un nucleo di 4 persone la stangata è di oltre 500 euro, mentre i salari restano fermi. Ma la maggioranza pensa alla legge elettorale…
Dopo tre anni e mezzo di governo Meloni l’energia è sempre più cara, così come il carrello della spesa, e a patire di più sono il ceto medio e le famiglie in difficoltà. Un completo fallimento della politica economica della destra.

Askatasuna: ora legalità e sicurezza senza propaganda

Lo sgombero di Askatasuna avviene dopo anni di illegalità ed episodi di violenza contro sedi di giornali e istituzioni culturali, è un atto dovuto. Ora lo Stato garantisca legalità e sicurezza, ma senza trasformare un intervento necessario in propaganda politica. Torino ha bisogno di risposte serie, non di slogan: più agenti sul territorio, prevenzione. È indispensabile che le regole vengano fatte rispettare in tutte le occupazioni fuori dalla legalità, senza doppi standard e al di là del colore politico. La legalità non è di destra o di sinistra, è il fondamento della convivenza civile.