Sicurezza: pattuglie e prevenzione, no altri decreti

Cinque provvedimenti in tre anni e mezzo, tutti inutili, più reati, più carcere, zero risorse. Se la sicurezza si misurasse in Gazzette Ufficiali, saremmo il paese più sicuro del mondo. Sventolano il loro panpenalismo, ma non mettono in campo strumenti concreti per chi deve garantire la sicurezza ogni giorno sui territori. I sindaci continuano ad aspettare risorse e organici. Questo governo preferisce tenere le nostre forze dell’ordine in Albania, sottraendole alle stazioni, alle periferie, alle citta’ che ne avrebbero bisogno. E poi c’è il gioco delle parti, quando il sindaco è di centrosinistra, gli esponenti di maggioranza, organizzano proteste. Quando il sindaco è di centrodestra, allora ringraziano Meloni per la sicurezza garantita. Il giudizio cambia a seconda della tessera del sindaco. Lo abbiamo visto a Massa, sindaco leghista, omicidio, silenzio assoluto. Nessun sit-in, nessuna polemica, nessuna richiesta di dimissioni. Non ci aspettiamo coerenza da questa maggioranza. Ma almeno che ascolti i cittadini che non chiedono un decreto in più, chiedono una pattuglia in più e sicurezza vera.

Trasporti: tempesta perfetta, Sud isolato e governo senza piano

Frane, treni bloccati, autostrade chiuse e statali interrotte. È la fotografia di un Paese spezzato in due, dove una frana basta a isolare intere regioni perché c’è un ministro dei Trasporti che non ha mai investito in infrastrutture resilienti e percorsi alternativi. Binari deformati, A14 bloccata, SS16 impraticabile, e ora anche la Roma-Firenze ferma per lavori. È la tempesta perfetta dei trasporti. Il Sud è tagliato fuori, con tutto quello che significa per i cittadini, le imprese e il turismo. Non è accettabile che la risposta dello Stato sia ‘i tempi di ripristino saranno molto lunghi’ o ‘faremo verifiche’. I tempi lunghi li pagano i pendolari, le famiglie, i lavoratori. Il Governo dica chiaramente cosa intende fare e in quanto tempo. Le rassicurazioni non bastano, servono risorse e un piano straordinario, adesso.

Lavoro condiviso per area di crisi industriale su Torino

Su Torino maggioranza e opposizione hanno fatto un lavoro serio e concreto per individuare soluzioni all’area di crisi industriale complessa. Un segnale importante, perché quando si mettono al centro imprese, lavoro e territorio, il Parlamento sa trovare punti di sintesi utili al Paese. Ora viene la parte decisiva. Il governo rispetti gli impegni assunti e dimostri di essere all’altezza, dando seguito rapidamente a quanto indicato. Servono tempi certi, risorse e attuazione concreta. Torino e la sua filiera industriale non possono più aspettare.

Proroga taglio accise è pannicello caldo, manca strategia

La proroga del taglio delle accise fino al Primo maggio è un pannicello caldo. Lo sconto è già stato azzerato dai rincari e il gasolio è tornato sopra i 2,1 euro al litro. È solo la conferma dell’assenza di una strategia sul caro carburanti mentre famiglie e imprese fanno i conti ogni giorno con prezzi elevati. Nessun tavolo strutturale, nessuna visione sulla fiscalità energetica, nessun intervento sulla filiera. Si procede per scadenze e proroghe, senza dare stabilità al sistema. Intanto il peso degli aumenti resta tutto sulle spalle dei cittadini e delle imprese. Servono scelte chiare e durature su accise e costi dell’energia. Continuare così significa tenere il Paese nell’incertezza.

Stangata sui più fragili, governo e Arera che fanno?

Dopo l’8,1% sull’elettricità, arriva il +19,2% sul gas per i più vulnerabili, una stangata pesantissima. Altro che tutela, le bollette stanno esplodendo. La domanda è inevitabile: cosa fa Arera? Se davanti a rincari così violenti l’Autorità si limita a prenderne atto, allora viene meno alla sua funzione. Non basta registrare gli aumenti, bisogna proteggere i cittadini. Siamo davanti a una vera e propria escalation dei costi energetici, ma il governo resta mette inutili pezze e continua a inseguire le crisi invece di prevenirle. La geopolitica pesa, certo, ma l’assenza di scelte lungimiranti pesa di più. Senza interventi immediati su prezzi e oneri, questa non è più emergenza è una scelta che colpisce i più fragili.

Famiglie e imprese non ce la fanno, si va verso inverno demografico

Andiamo verso l’inverno demografico e per invertire la rotta serve una politica sulle nascite e per trattenere i giovani: congedi parentali, welfare, ma anche stipendi più alti per i primi incarichi, come propone Italia Viva con la Start tax. E invece il governo non fa nulla: l’intera politica economica andrebbe rivista. L’inflazione è galoppante, le bollette crescono, e il governo torna indietro su Transizione 5.0, mettendo in grave difficoltà il tessuto produttivo. Le famiglie e le imprese non ce la fanno più, e non possiamo stupirci se andiamo verso l’inverno demografico. Le una tantum, le politiche spicciole, le riduzioni delle accise a tre giorni dal voto referendario, dopo gli aumenti in legge di bilancio, non fanno cambiare la rotta.

DI bollette: in piena emergenza una goccia nel mare

Il decreto bollette è una goccia nel mare, con Draghi mettemmo 8 miliardi, il governo Meloni pochi spiccioli. Mentre Meloni parla, il Paese si impoverisce. Siamo in piena emergenza economica. Insegnanti, medici, dipendenti pubblici, persone che lavorano e pagano le tasse vengono sistematicamente ignorate e costrette a sostenere il peso di una crisi che il governo non affronta. Gli imprenditori sono preoccupati, tra caro energia, assicurazione obbligatoria sugli eventi catastrofali, che è di fatto una nuova tassa, e il caos su Transizione 5.0. Il governo ha riabbassato le accise sul gasolio che aveva aumentato: prima crea il problema e poi prova a intestarsi la soluzione. Ora utilizzi le maggiori entrate Iva per ridurre davvero il costo dell’energia. Meloni ha parlato di dialogo, ma nei fatti ha scelto di non decidere. E mentre il governo prende tempo, gli italiani pagano il prezzo ogni giorno.

Inflazione: governo assente, pagano famiglie e imprese

L’inflazione accelera, il carrello della spesa sale. E a spingere i prezzi sono ancora una volta energia e carburanti, cioè le voci su cui il governo continua a non intervenire. C’è un Paese che si impoverisce mentre l’esecutivo continua a raccontarsi che va tutto bene, ma i dati Istat smentiscono la propaganda. Quando salgono energia e alimentari, pagano sempre le famiglie e le imprese. Meloni ha fatto campagna elettorale contro le accise e contro il caro vita. Oggi incassa di più e lascia gli italiani soli davanti agli aumenti. Se il governo non interviene subito su energia e carburanti, il risultato sarà una tassa permanente sulla vita degli italiani.

Un grido di allarme che il governo non può ignorare.

Questa mattina ho incontrato i rappresentanti di Cna Lombardia e Cna Veneto. I numeri sono impietosi: nel 2026 le imprese del Nord Italia si troveranno a pagare oltre 5 miliardi in più solo per gas ed energia elettrica, un aumento del 22% rispetto all’anno precedente. Il gas segna +28%, l’elettricità +19%. Non sono proiezioni teoriche, ma costi reali che stanno già ricadendo su manifatturiero, commercio, famiglie.
Il manifatturiero lombardo e veneto è la spina dorsale dell’economia italiana. Produce coesione sociale, occupazione, ricchezza redistributiva. Lasciarlo solo di fronte a questa tempesta energetica è una scelta politica precisa e sbagliata. Anche Confindustria lancia oggi un grido d’allarme. Guerre, dazi, incertezza mettono a rischio la crescita. Orsini chiede responsabilità condivisa. Noi ci siamo. Ma il governo litiga per le poltrone.

Agricoltura: costi fuori controllo, Meloni si svegli.

Mentre il governo dorme, i costi per gli agricoltori sono già esplosi fino al 30%. Carburanti, fertilizzanti, materie prime, tutto aumenta, tranne le risposte dell’esecutivo. Gli agricoltori lanciano l’allarme e chiedono misure radicali. Il taglio di 25 centesimi sul carburante è del tutto insufficiente, e l’accisa agevolata al 22% con Iva al 10% riservata all’agricoltura è già stata divorata dai rincari. Qui si rischia di mettere in ginocchio un intero settore strategico e, con esso, la sicurezza alimentare del Paese. Il Governo non può restare a guardare mentre campi e tavole degli italiani pagano il prezzo più alto di questa crisi globale. Meloni si svegli. Il referendum è passato, il tempo degli slogan è finito. Servono decisioni, adesso.