E.ROMAGNA: DE PASCALE GUIDA SOLIDA, NON HA ACCETTATO VETI

Congratulazioni a Michele De Pascale. Il suo successo è il frutto di impegno, competenza, della capacità di essere sempre vicino ai cittadini e della lungimiranza a volere con se anche le forze moderate e riformiste, senza accettare veti. L’Emilia-Romagna è una terra straordinaria, ma anche una regione che richiede una guida solida e lungimirante per affrontare le sfide future.

Violenza donne: Valditara non sa di cosa parla

L’unico che fa un uso ideologico della violenza di genere è Valditara. Le sue parole dimostrano una pericolosa superficialità di fronte a quella che si configura come un’emergenza del nostro Paese. I dati sono chiari e non lasciano spazio a interpretazioni: nei primi dieci mesi del 2024, in Italia, si contano già 80 femminicidi, di cui 50 avvenuti per mano del partner o dell’ex. Sono i dati del report del Ministero dell’Interno, ma le associazioni ne contano molti di più. Quindi è evidente che Valditara non sa di cosa parla. La violenza sulle donne non è una “ideologica”, è un’emergenza drammatica che si consuma tra le mura domestiche, alimentata da modelli culturali che sminuiscono la gravità di questi atti. Chi ha la responsabilità di governare, e ancor di più un ministro dell’istruzione, dovrebbe lavorare per rafforzare gli strumenti di prevenzione, non lanciare slogan che banalizzano il problema. A ogni parola inadeguata corrisponde un passo indietro nella battaglia contro la violenza di genere.

Scuola: condanna gesti intimidatori sia unanime

Bruciare un fantoccio raffigurante Valditara è un gesto intimidatorio che non può avere cittadinanza e deve essere condannato unanimemente. Al ministro e agli agenti della polizia feriti va la mia piena solidarietà. Chi compie quei gesti, e coglie l’occasione di una manifestazione per imbrattare e devastare la città, non ha a cuore il destino della scuola, ma compie un danno oscurando i temi e le istanze degli studenti.

Treni: su ritardi serve indagine conoscitiva in Commissione

Negli ultimi mesi i treni italiani hanno subito molti ritardi e cancellazioni in tutto il Paese, creando disagi mai registrati prima d’ora. Siamo arrivati anche al paradosso di treni che partono con 50 minuti di anticipo lasciando i passeggeri attoniti in stazione per “non arrivare in ritardo”. Una indagine recente pubblicata dal quotidiano Open ci dice che nel 2024 su 7.931 treni veloci ben 6.159 hanno accumulato ritardi. Ma quali sono le cause e di chi le responsabilità di tali ritardi? Quali le ragioni tecniche sulla linea ferroviaria che determinano così tanti ed accumulati ritardi? Crediamo che come Commissione parlamentare abbiamo il dovere di avviare, a norma dell’articolo 48 del Regolamento, una indagine conoscitiva sulle ragioni e sulle motivazioni di tali ritardi. Lo dobbiamo ai cittadini, soprattutto pendolari, che ogni mattina si chiedono se e quando potranno arrivare al loro posto di lavoro.

BALNEARI: SOLO ACCROCCHIO, GOVERNO BUTTA PALLA IN TRIBUNA

Con questo decreto infrazioni si butta la palla in tribuna sui balneari. Servirebbe una legge di delegazione europea, ma ha un iter lungo e non è sbandierabile per la campagna elettorale. Il provvedimento risolve 16 infrazioni ma ne può aprire altre, mi sarei aspettata interventi sull’idroelettrico, che è un grande caos, sul trasporto pubblico locale, sui taxi. Invece si fa un “accrocchio” sulle concessioni balneari, la madre di tutte le infrazioni, che, insieme alle norme sui taxi, ha provocato la caduta del governo Draghi. Con i bandi al 2027 escogitano un giochino che non funziona: invece di tutelare i balneari storici del nostro contesto economico, come promesso in campagna elettorale, o i cittadini, che non hanno il diritto di accesso libero al mare, si spalancheranno le porte alle multinazionali straniere. Ancora una volta il governo ha scelto di ignorare le proposte dell’opposizione e ha deciso di non risolvere in modo corretto un problema antico.

TRASPORTI: DA SALVINI ACCANIMENTO CONTRO CITTADINI E IMPRESE

Che il ministro Salvini non abbia fatto nulla per i trasporto pubblico è un’evidenza, ma che arrivi all’accanimento contro i cittadini e gli operatori del settore è inaccettabile. Il nuovo decreto firmato da Salvini è un’autentica follia. Stabilire un tempo minimo di attesa di 20 minuti per i servizi di noleggio con conducente è una misura priva di logica, inutilmente punitiva e completamente disconnessa dalle reali esigenze di chi si muove in città. Con questo decreto, Salvini dimostra ancora una volta di essere lontano dai bisogni concreti delle persone e delle imprese. A pochi mesi dall’inizio del Giubileo del 2025 e con numerosi grandi eventi all’orizzonte, questa misura rappresenta un colpo di piccone al sistema di trasporti non di linea. È impensabile che turisti, cittadini e operatori del settore debbano subire una norma che riduce l’efficienza del servizio e rende impossibile garantire la flessibilità necessaria per gestire l’afflusso straordinario di visitatori previsto nei prossimi mesi. A essere danneggiate non solo le imprese Ncc, ma anche il turismo e l’economia locale, che si vedono privati di un servizio fondamentale per la mobilità.

M5S: SIETE FORZA DEI NO

Chiara Appendino dichiara la propria contrarietà alla diga di Vetto, è evidente che o non sa di cosa parla, ed è quello che mi auguro, o non è interessata alla salvaguardia economica e ambientale della food valley. In ogni caso dimostra che non ha a cuore il futuro della regione e delle imprese che sono il cuore dell’export del cibo made in Italy. La diga di Vetto potrebbe non solo risolvere il problema della siccità nella Val d’Enza, ma, con un impianto idroelettrico, potrebbe produrre energia pulita. È una infrastruttura strategica- spiega- che ridarebbe fiato al territorio con invasi che possono stoccare grandi quantità di acqua, sia per i terreni agricoli sia per uso civile, e garantirebbe la sicurezza idraulica. Ancora una volta il Movimento 5 Stelle si conferma la forza dei no: dal no a Italia Viva al no al campo largo ed ora no a un’infrastruttura strategica come la diga di Vetto, con buona pace dell’interesse dei cittadini e dell’economia del Paese.

LIGURIA: CONTE NON HA ANCORA IMPARATO LA LEZIONE

È dal 2015 che la sinistra ligure vuole perdere. Prima affondando Raffaella Paita e spianando la strada Toti, e adesso ponendo veti. C’è stato il diktat di Conte che non ha ancora imparato la lezione perché continua a dire che con Italia Viva Orlando avrebbe perso più voti. Ricordo che, quando ci hanno escluso, Orlando era avanti nei sondaggi. Noi avevamo amministratori che sono stati esclusi, e che avrebbero potuto motivare gli elettori, e così si spiega anche il grande astensionismo. Questa coalizione era troppo spostata a sinistra. La mancanza di un centro ha fatto la differenza. Il futuro? Noi, a differenza di Conte, non guardiamo solo al nostro orticello e facciamo un ragionamento serio e di prospettiva. In Emilia-Romagna e Umbria appoggiamo coalizioni di centro sinistra, ed è un progetto a lungo termine. Invece c’è qualcuno che sbaglia dal 2015, come Fratoianni, e che continua a dire che Renzi porta solo guai. Ma i guai se li sono creati da soli provocando divisioni. Il centro destra è stato più bravo a farsi percepire coeso.

Volkswagen: crisi ci riguarda, serve strategia Ue. Rilanciare industria in Europa

La vicenda Volkswagen riguarda anche l’Italia. L’annuncio della chiusura di alcuni stabilimenti rappresenta un duro colpo per molte imprese italiane del settore automotive e manifatturiero. È il momento di mettere in campo una strategia politica europea che sostenga le tecnologie e le competenze e rilanci l’industria in Europa, prima che sia troppo tardi. Il sistema dell’automotive è entrato in crisi, non possiamo pensare che quello che sta accadendo in Germania non ci riguardi e non solo per le ricadute sull’indotto. Pensare di puntare alla transizione verso l’auto elettrica, non rendendosi conto della capacità produttiva cinese, è stato un errore a cui si deve rimediare in fretta. Lo abbiamo visto con Stellantis. Ora serve una strategia di sistema, con una politica industriale europea che contempli una revisione del Grean Deal, con investimenti nella tecnologia e nelle competenze, per arrivare a un campione europeo in grado di tenere testa alla concorrenza cinese.

Manovra: è una bastonata al ceto medio

La misura sulle detrazioni è da stracciare perché non solo non incentiva i redditi medio bassi, ma addirittura penalizza la maggioranza degli italiani, in particolare i nuclei monoreddito, che ormai sono uno su tre. È una manovra che penalizza le famiglie senza figli o con figli adulti e gli anziani. E se è giusto agevolare le famiglie numerose, cioè il 3,4% degli italiani, dall’altra parte è sbagliato farlo a spese di tutti gli altri. In questa manovra lo Stato non investe e sono gli italiani, una parte consistente, che la pagherà. Altro che ridistribuzione, è solo una bastonata al ceto medio.