Alta velocità: quale futuro per Parma?

Dopo l’audizione in Commissione Trasporti il ministro Salvini ha smesso di parlare di Alta Velocita’. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti aveva garantito un potenziamento e nuovi investimenti, ma ad oggi, non sono stati delineati i contorni per le nuove tratte e le nuove stazioni. Seguendo il modello francese, che prevede diramazioni dai nodi principali della direttrice internazionale, la rete dell’alta velocita’ potrebbe essere efficacemente implementata. Questo progetto sta vedendo una sua attuazione? il ministro ha abbandonato l’idea di ampliare il numero di stazioni anche ai capoluoghi di provincia come Parma? La nuova fermata potrebbe prospettare per la citta’ emiliana un ampliamento dei servizi con uno snodo di rilevanza strategica e una connessione efficace a un territorio con un solido tessuto produttivo e con un elevato potenziale turistico.

L’interesse del Paese non si fa con sovranismi, servono alleanze internazionali, ricucire con Macron

Sinora la presidente Meloni ha portato avanti, sul piano della differenziazione energetica, il lavoro iniziato da Mario Draghi. Auspichiamo che vada avanti su quella strada. Ora però si devono ricucire i rapporti con Macron, perché ci sono partite aperte in Europa sulle quali abbiamo bisogno di un’alleanza con la Francia: dal regolamento sui rifiuti, che penalizza stati come Italia e Francia che esportano alimentari, al prezzo del gas, sino ai flussi migratori. Gli interessi dell’Italia non si fanno con il becero sovranismo, ma salvaguardando gli interessi del Paese anche con alleanze internazionali.

AUTONOMIA: PANDEMIA E CRISI MOSTRANO I LIMITI DEL MODELLO

I fatti hanno dimostrato che Il titolo V debba essere rivisto radicalmente. Pandemia e crisi energetica hanno mostrato plasticamente tutte le criticità dell’attuale sistema di riparto di competenze legislative tra Stato e Regioni. Come possiamo andare avanti 21 regioni che attuano 21 politiche energetiche e una frammentazione della politica sanitaria? E il Titolo V sarebbe ulteriormente aggravato dall’autonomia differenziata. Esponenti della Lega hanno addirittura parlato di infrastrutture regionalizzate, con conseguenze devastanti per un Paese che ha infrastrutture già tragicamente arretrate. Auspichiamo che la presenza di FdI, storicamente un partito a tradizione centralista, cerchi di controbilanciare le proposta dei loro alleati della Lega.

Vino: Lollobrigida distratto

Mentre a Bruxelles, con gli alert sanitari sulle etichette degli alcolici, si preparava un’offensiva che avrebbe avuto pesanti ricadute su un settore dell’eccellenza agroalimentare italiana nel mondo come il vino, il ministro Lollobrigida era distratto o guardava da un’altra
parte. Evidentemente il ministro della sovranità alimentare ha preferito immolarsi per la battaglia sulla carne sintetica, che per carità va monitorata, piuttosto che tutelare in Europa le eccellenze del Made in Italy.

Governo: su codice appalti Meloni smentisce Salvini

Quella che Salvini aveva definito “l’iniziativa più importante da quando abbiamo giurato”, la riforma del codice degli appalti, e di cui ogni giorno il ministro non perde occasione di parlare, è già stata messa da parte dalla presidente Meloni. Evidentemente c’è grande confusione sotto il cielo per il governo e, purtroppo, grandi problemi per gli italiani. La presidente del Consiglio non è in grado di garantire la realizzazione delle opere pubbliche nel rispetto dei tempi – continua – e cerca una auto-assoluzione, prima con un pietoso balletto sul codice degli appalti, poi stravolgendo il lavoro di Mario Draghi. Preoccupano non le liti tra alleati di centrodestra o le sorti del governo, ma un esecutivo impreparato che sta mettendo a rischio milioni di finanziamenti europei e il futuro del Paese.

Automotoretrò: le fiere sono un volano per economia

Parma, con l’arrivo del salone del motorismo storico Automotoretrò, si conferma un polo attrattivo per il settore fieristico nazionale. Purtroppo Torino, anche a causa di una gestione del Lingotto poco lungimirante, ha perso una occasione importante per consolidare il successo nella capacità di accogliere grandi eventi in città. Le fiere hanno dimostrato negli anni di essere un volano per l’economia locale, oltre che una vetrina internazionale. Perdere, dopo 40 anni, una manifestazione storica che accoglie 1200 espositori e decine di migliaia di visitatori da tutta Europa deve spingere l’amministrazione cittadina e quella del Lingotto a collaborare per consentire una evoluzione economica e produttiva della città.
Sono certa che Parma, che ha saputo cogliere un’occasione importante e che negli anni ha saputo valorizzare l’essere snodo strategico, grazie al potenziamento della rete stradale, del trasporto locale e dei servizi di accoglienza, saprà potrà essere un esempio per lo sviluppo nazionale del comparto.

La Manovra si disperde in mance e mancette.

La maggioranza è divisa tra chi, come Lega e Forza Italia, ha un passato governativo e chi è sempre stato all’opposizione come Fratelli d’Italia. Il problema fondamentale è che con questa manovra, assorbita in gran parte dal caro-energia, dovevano essere fatte poche scelte ma efficaci. Si è invece deciso di disperdere i provvedimenti in un nugolo di mance e mancette. Una norma, per esempio, come quella ‘Lotito’, che consente alle squadre di calcio di spalmare i loro debiti negli anni e che costa 856 milioni di euro, è uno schiaffo a famiglie e imprese. Era invece necessario concentrarsi su un unico tema fondamentale, come il lavoro. La dispersione non soddisfa chi ha votato questa maggioranza e non risolve nessuno dei problemi di famiglie e imprese.

Cibo Made in Italy: quasi 8 miliardi di mancato export

Quasi 8 miliardi di mancato export di cibo made in Italy. Un dato allarmante per un comparto di eccellenza che potrebbe arrivare a vette record. Solo con un potenziamento della rete infrastrutturale la food Valley italiana, che traina il settore del cibo made in Italy nel mondo, avrà la possibilità di raggiungere a pieno le sue potenzialità di esportazione. Lo diciamo da tempo che è necessario sbloccare le opere infrastrutturali che rallentano lo sviluppo del Paese. Con i dati sull’aumento record dell’export del cibo made in Italy che arriverà a 60 miliardi, scopriamo però che ci sono circa 7,8 miliardi di euro di mancato export per l’agroalimentare causate da carenze infrastrutturali. Una stima che ci allarma e che deve farci correre ai ripari. Con Italia Viva nel 2019 presentammo un Piano Shock per sbloccare i cantieri e realizzare le infrastrutture, per contribuire non solo a creare nuove opportunità di lavoro, ma a rendere più competitiva l’Italia. Con il governo Draghi molto è stato realizzato, ma non possiamo fermarci: dobbiamo portare a termine il piano. Se non ora, quando?

Carceri: servono risorse per una giustizia più giusta

Servono subito risorse per migliorare il sistema della giustizia e per rendere il regime carcerario in linea con la Carta Costituzionale. Quanto emerso a Ivrea deve spronarci a costruire una giustizia più giusta. Il problema, mai risolto, del sovraffollamento degli istituti penitenziari, i maltrattamenti che aggiungono pene accessorie alla restrizione della libertà, l’aumento dei suicidi, la carenza di organico del personale della polizia penitenziaria e dei funzionari giuridico-pedagogici, sono tutti elementi che rendono insostenibile il nostro sistema carcerario, ma i problemi non si fermano tra le mura del carcere. Sono gli stessi uffici giudiziari ad essere al collasso. A Ivrea mancano i magistrati, la polizia giudiziaria è più che dimezzata, mancano anche gli impiegati amministrativi. Come può funzionare la macchina della giustizia se mancano le risorse che possano mandarlo avanti? Si deve intervenire, subito, per riportare il sistema all’interno delle regole, per ripristinare un rapporto di fiducia tra cittadini e sistema giudiziario. Se il grado di civiltà di un Paese si misura osservando la condizione delle sue carceri, allora è necessario uno sforzo immediato per fuggire dalla barbarie.

Bene von der Leyen, si passi da parole a fatti

Mi auguro che alle parole di Ursula von der Leyen sul price cap seguano davvero i fatti. L’Italia, con l’autorevolezza e la determinazione di Mario Draghi, l’ha chiesto da mesi, seguito da altri 15 Stati europei. Anche il Consiglio Europeo dello scorso ottobre aveva trovato un accordo, con la consapevolezza che senza un’intesa per contenere i prezzi del gas si rischia una catastrofe economica. Ora servono, dall’Europa e dal governo italiano, atti concreti per famiglie e imprese affinché non paghino le manovre speculative di pochi.