Riforma delle discipline della crisi d’impresa e dell’insolvenza

DICHIARAZIONE DI VOTO
ALLA CAMERA DEI DEPUTATI
A.C. 3671 bis A
Delega al Governo per la riforma delle discipline della crisi d’impresa e dell’insolvenza

ONOREVOLE PRESIDENTE
ONOREVOLI COLLEGHI
ONOREVOLE RAPPRESENTANTE DEL GOVERNO

In questa legislatura abbiamo discusso ed approvato riforme di straordinaria importanza sia in campo civile che in campo penale.

Riforme e leggi di cui si discuteva da anni, provvedimenti che ponevano al centro della discussione principi quali trasparenza, equità e rigore, che hanno consentito di rendere la Giustizia più efficiente ed avvicinarla ai Cittadini.

Rigore e Trasparenza quando si sono votati il 416 ter c.p. (voto di scambio politico mafioso) e il reato di falso in bilancio e quando si sono aggravate le pene per i reati contro la Pubblica Amministrazione.
Equità quando abbiamo detto che per ottenere la sospensione condizionale della pena o per accedere a riti premiali si debba restituire il maltolto.

Divorzio breve, negoziazione assistita, incentivazione di misure stragiudiziali per definire le controversie.

Ed ancora approvazione della legge delega per la riforma del processo civile, quella sul processo penale e la legge che introduce il reato di Tortura, riforme e leggi queste ultime che sono all’esame del Senato e che, così come ha auspicato il Ministro Orlando, contiamo di approvare a breve in via definitiva.

Insomma, leggi che traguardano la riforma complessiva della Giustizia civile e penale, di cui la legge delega che ci accingiamo a votare oggi è un ulteriore ed importantissimo tassello.

Disciplinare la crisi di impresa costituiva e costituisce un obiettivo non rinviabile.
Sia perché l’attuale impianto risale al 1942, sia perché oggi le norme vigenti, sebbene parzialmente modificate ed aggiornate nel tempo, non rispondono ai bisogni del sistema economico e sociale del nostro Paese.

Quando le imprese che sono colpite da una crisi avviano processi di ristrutturazione del debito o accordi con i creditori che poi quasi sempre falliscono;
Quando in tali casi, anche per questioni modeste, conseguono con sistematica frequenza anche l’insorgenza di conseguenze penali devastanti per l’imprenditore;
Quando i creditori all’esito di tali processi troppo frequentemente vengono frustrati nelle loro aspettative, non conseguendo spesso neppure il rimborso delle spese di procedura;
Ebbene quando accade questo è necessario intervenire.

Per questo motivo è stato avviato un lungo e proficuo percorso di studio, di analisi e di confronto .

Avevamo due obiettivi.
Il primo quello di intervenire in modo organico e sistematico su una disciplina datata e che è risultata sempre più incapace di risolvere nel merito i problemi della crisi d’impresa.
Dovevamo consegnare agli interpreti risposte chiare e regole efficaci in modo che fenomeni nuovi, cambiamenti economici sempre più rapidi potessero essere adeguatamente ed efficacemente affrontati.

Il secondo obiettivo era quello di trovare un nuovo e più equo equilibrio tra gli interessi in gioco e contrapposti che si trovano nelle procedure concorsuali.
Esisteva infatti la necessità di non decretare la morte civile dell’imprenditore che venisse colpito da una crisi, ma nello stesso dovevamo tutelare il giusto interesse dei creditori ad essere soddisfatti delle loro pretese nei tempi più rapidi possibili.

Quante volte è accaduto che a fronte di una crisi d’impresa, di una procedura concorsuale siano conseguite a pioggia altre crisi delle imprese a loro volta creditrici della prima.
Quante volte abbiamo visto polverizzare posti di lavoro ed opportunità di ripresa e di riabilitazione imprenditoriale, perché mancavano norme che potessero consentire la gestione di tali fasi.

La Commissione Ministeriale presieduta dal dott. Rordorf ci ha offerto un lavoro eccellente.

Abbiamo svolto una lunghissima serie di audizioni che hanno coinvolto la magistratura, le eccellenze della dottrina e dell’università.

A tutti loro deve andare un nostro sentito e sincero ringraziamento.

Ebbene colleghi, di fronte alle molte sollecitazioni ricevute dal nostro Paese dall’Europa e dalle Nazioni Unite (regolamento europeo, approvato dal Parlamento europeo e dalla Commissione, del 20/05/2015, raccomandazione della Commissione del 12/03/2014, nonché i principi della “model law” elaborati in materia di insolvenza dalla Commissione delle Nazioni Unite) oggi votiamo una legge di delega al Governo completa, organica e davvero efficace, in grado di affrontare e risolvere positivamente le crisi d’impresa e dell’insolvenza.

Viene abbandonato il concetto di “fallito e fallimento”, insomma la morte civile dell’impresa; seguiamo una tendenza già consolidata in numerosi paesi per evitare quella negatività e quel discredito, anche personale, propri di quella definizione storicamente consolidata.

Vengono definite in modo non equivoco due nozioni.
La “crisi” che non equivale ad insolvenza, ma implica un pericolo ed evoca un alert.
La “insolvenza”, una nozione già collaudata dalla giurisprudenza e dalla dottrina e che non era opportuno modificare rispetto all’attuale formulazione normativa.

Insomma un approccio innovativo, anche lessicale, per esprimere una diversa e nuova cultura per superare l’insolvenza, vista come evenienza fisiologica nella vita di un’impresa, da prevenire, eventualmente da regolare, ma da non coprire con pubblico e manifesto discredito.

Tutto questo con la particolare attenzione che tale modifica terminologica non influisca sulla pretesa punitiva in presenza delle medesime condotte illecite.

Ripercorrendo per titoli le novità salienti di questo provvedimento.

Niente fallimento, ma liquidazione giudiziale.
La procedura di liquidazione giudiziale sostituisce l’attuale disciplina del fallimento. Il dominus sarà il curatore, con poteri decisamente rafforzati (potrà accedere più facilmente alle banche dati della Pa, potrà promuovere le azioni giudiziali spettanti ai soci o ai creditori sociali e allo stesso sarà affidata la fase di riparto dell’attivo tra i creditori). L’accertamento del passivo sarà improntato a criteri di snellezza, trasparenza e concentrazione.

Allerta per prevenire la crisi.
Per anticipare l’emersione della crisi d’impresa e facilitare una composizione assistita, viene introdotta una fase preventiva di allerta che può essere attivata direttamente dal debitore o d’ufficio dal tribunale.
In caso di procedura su base volontaria, il debitore (sceglierà l’organismo di composizione ) avrà 6 mesi di tempo per raggiungere una soluzione concordata con i creditori.
L’imprenditore che attiva tempestivamente l’allerta o si avvale di altri istituti per la risoluzione concordata della crisi godrà di misure premiali – non punibilità dei delitti fallimentari se il danno patrimoniale è di speciale tenuità, attenuanti per gli altri reati e riduzione di interessi e sanzioni per debiti fiscali -.

Regole processuali semplificate.
In caso di sbocco giudiziario, si adotta un unico modello processuale per l’accertamento dello stato di crisi o di insolvenza: priorità alla continuità aziendale, purché funzionale al miglior soddisfacimento dei creditori e la liquidazione giudiziale come extrema ratio.
Si punta poi a ridurre durata e costi delle procedure concorsuali.

Incentivi a ristrutturazione debiti.
Il limite del 60 per cento dei crediti per l’omologazione dell’accordo di ristrutturazione dei debiti dovrà essere eliminato o quantomeno ridotto. In generale, si punta a incentivare tutti gli strumenti di composizione stragiudiziale della crisi.

Concordato.
Il concordato preventivo viene ridisegnato ammettendo, accanto a quello in continuità, anche il concordato che mira alla liquidazione dell’azienda se in grado di assicurare il pagamento di almeno il 20 per cento dei crediti chirografari. A promuovere il concordato, una volta accertata l’insolvenza, potrà essere anche un terzo.

Insolvenza gruppo di imprese.
Viene prefigurata una procedura unitaria per la trattazione della crisi e dell’insolvenza delle società del gruppo. (Se più imprese del gruppo si trovano in crisi, sarà possibile presentare una sola domanda per l’omologazione di un accordo unitario di ristrutturazione dei debiti, l’ammissione al concordato preventivo o la liquidazione giudiziale).

Norme salva-famiglie più ampie.
Si riordina la disciplina del sovraindebitamento comprendendo nella procedura di composizione anche i soci illimitatamente responsabili e assicurando una gestione coordinata delle procedure riguardanti più familiari. (La vendita dei beni è però obbligatoria per il debitore-consumatore se la crisi deriva da malafede, frode o colpa grave). Il debitore meritevole, solo per una volta e con l’obbligo di pagare se entro 4 anni sopravvengono utilità, potrà accedere all’esdebitazione anche quando non sia in grado di soddisfare i creditori. (Nelle insolvenze di minor portata varrà l’esdebitazione di diritto, quindi senza intervento i del Giudice).

Onorevole Presidente, Onorevoli Colleghi e Rappresentante del Governo
per l’ennesima volta ci troviamo a votare un provvedimento fondamentale per adeguare il nostro Paese alle sfide che lo attendono.

Così come accadde molte volte in questa legislatura, quando approvammo la leggi di cui ho detto all’inizio del mio intervento (quando votammo la legge delega sul processo civile e sul processo penale, la modifica al 416 ter del c.p., sul voto di scambio politico mafioso), quando l’Assemblea volle i tanti provvedimenti ispirati al rigore e all’equità per colpire le condotte illecite (come la corruzione ed il riciclaggio) e per dire ai cittadini onesti che l’Italia vuole diventare un paese normale;

Così come accadde quando si approvò il testo di legge per disciplinare le unioni civili e il divorzio breve;

Ebbene anche oggi vogliamo dire che non esiste e non si vive solo di una narrazione fatta di parole vuote e di polemiche inutili.

Onorevole Presidente, Onorevoli Colleghi e Rappresentante del Governo,
noi per l’ennesima volta in questa Legislatura con il voto di oggi dimostriamo con i fatti
– che questo Parlamento lavora seriamente per risolvere i problemi e riformare l’Italia
– che alle parole noi contrapponiamo riforme attese da decenni

Per tutte queste ragioni il PD, con la determinazione di sempre, voterà favorevolmente.

On. Franco Vazio