IBM: l’azienda chiarisca se vuole davvero investire in Italia

Oggi ho presentato un’interrogazione che chiede a Ibm di chiarire se vuole davvero investire in Italia come aveva annunciato nei mesi scorsi e chiede al governo di essere maggiormente attivo nel tavolo di confronto fra azienda e sindacati. Ibm Italia sta perseguendo, da anni, politiche di riduzione del personale che hanno portato la forza lavoro impiegata a ridursi di oltre un quarto nell’ultimo biennio mentre l’ultima procedura di licenziamento aperta riguarda 244 lavoratori e 60 dirigenti su tutto il territorio nazionale. Una delle sedi Ibm maggiormente interessata, in questi anni, dai tagli è quella di Torino che conta oggi 411 addetti e che è stata recentemente ridimensionata con il passaggio di 90 lavoratori ad un’altra società e rischia ora altri 19 licenziamenti. I dati economici ci dicono, al contrario, che Ibm è un azienda solida, con un fatturato annuo di quasi 93 miliardi di dollari che continua ad investire anche in molti paesi risorse per sviluppare nuovi prodotti: è di ottobre 2016 infatti la notizia di uno stanziamento di 300 milioni di euro per la sede di Monaco in Germania. In questo quadro è palese che l’Italia sembra venga trascurata rispetto agli investimenti effettuati anche nelle altre nazioni dell’Unione Europea. Ed è altrettanto necessario, soprattutto in un settore strategico come quello dell’Information Technology, salvaguardare gli insediamenti produttivi e le competenze presenti su tutto il territorio nazionale.