Il mio ordine del giorno per le piccole e medie imprese

La Camera,
premesso che:

    •     nel disegno di legge in esame «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)», sono presenti norme che prevedono detrazioni fiscali;
    •     l’Italia è uno dei Paesi occidentali con i maggiori tassi di propensione al risparmio e un elevato stock di ricchezza. Secondo i più recenti dati della Banca d’Italia la ricchezza delle famiglie italiane ammonta a 9.000 miliardi di euro (quasi 6 volte il Pil), 3.600 dei quali detenuti attraverso attività finanziarie;

  •     a fine ottobre 2015 l’intera industria del risparmio gestito amministrava 1.816 miliardi di euro, dei quali circa 890 miliardi di euro da parte, delle Sgr (Società di gestione del risparmio) italiane ovvero il 25 per cento circa delle attività finanziarie detenute dalle famiglie, in crescita del 20 per cento sull’anno precedente. Secondo la Relazione 2014 della Banca d’Italia tra il 2013 e il 2014 i flussi nei fondi comuni sono passati da 27 a 56 miliardi di euro mentre i titoli obbligazionari hanno registrato con deflussi superiore a 123 miliardi;
  •     nei primi 10 mesi del 2015 la raccolta netta di fondi aperti hanno superato gli 88 miliardi di euro e per fine 2015 l’ufficio studi di Intermonte SIM stima una raccolta netta positiva per oltre 90 miliardi e 67 miliardi nel 2016 ovvero oltre 150 miliardi di euro di 2 anni;
  •     analizzando i dati dei fondi per tipologia di investimento emerge come nella componente obbligazionaria siano investiti tuttora 500 miliardi di euro mentre in quelli puri azionari solo 180 miliardi di euro. Focalizzandosi solo sul mercato italiano i dati appaiono ancora più modesti: a fine del 2014 le azioni italiane detenute dai fondi non arrivavano a 15 miliardi di euro, ovvero circa l’1,5 per cento del totale delle masse amministrate delle Sgr italiane;
  •     appare quindi evidente come a fronte di un crescente interesse da parte delle famiglie italiane per il risparmio gestito e lo spostamento delle scelte di investimento verso il capitale di rischio (azioni) dato il basso livello dei rendimenti di Bot e Btp (le forme di investimento preferite dalle famiglie italiane) la Borsa italiana non stia intercettando il flusso di risparmio che potrebbe aiutare la patrimonializzazione delle imprese e nei complesso rappresentare un fattore di crescita del Paese;
  •     dal punto di vista macroeconomico il saldo delle partite correnti cumulato da inizio anno a fine settembre 2015, era attivo per 32 miliardi di euro, rispetto ai 25 miliardi di un anno prima. Un contributo importante è arrivato dalla bilancia commerciale che, sempre cumulato da inizio anno a fine settembre 2015, era positiva per circa 50 miliardi, oltre il 3 per cento del Pil. Un dato inferiore, nell’Eurozona, solo a quella della Germania (7 per cento del Pil), mentre la Francia nello stesso periodo presentava un deficit commerciale pari a 3 per cento del Pil. Il saldo della bilancia commerciale dell’Eurozona a fine 2014 era positivo per 200 miliardi di euro derivante quasi interamente dai surplus di Germania e Italia;
  •     per contro è cresciuto in modo significativo il flusso degli investimenti di portafoglio in attività finanziarie estere da parte degli italiani che sempre cumulato da inizio anno a fine settembre 2015, era pari a 47 miliardi di euro. Il nostro sistema non riesce quindi a rimettere in circolazione in Italia il surplus dalle partite correnti finendo, di fatto, per finanziare la crescita di Paesi esteri;
  •     alla luce di quanto appena esposto si rende quindi necessaria una riflessione per cercare di canalizzare, almeno una parte, della ricchezza delle famiglie italiane per favorire lo sviluppo anche del nostro Paese;
  •     una proposta in questa direzione è quella di intervenire favorendo l’afflusso dei risparmi privati verso il sistema delle Pmi (piccole e medie imprese);
  •     l’Italia, con 5,3 milioni di imprese attive al 31 dicembre 2013, è il Paese che vanta il maggior numero di microimprese e di Pmi nell’Unione europea, superando di gran lunga anche paesi più popolosi come la Germania e la Francia. In Italia le Pmi infatti oltre il 99 per cento delle realtà imprenditoriali presenti. In base agli ultimi dati disponibili, le Pmi occupano nei complesso poco meno di 4 milioni di addetti, hanno realizzato un volume di fatturato complessivo pari a 851 miliardi di euro, un valore aggiunto di 183 miliardi (pari al 12 per cento del valore del Pil). Le Pmi non costituiscono solo numericamente l’ossatura dei sistema produttivo nazionale, ma anche il loro contributo in termini di occupazione è significativo: impiegano, infatti, oltre l’81 per cento degli occupati totali, in particolare nel settore dei servizi;
  •     si sottolinea inoltre che già da tempo alcuni dei maggiori Paesi europei hanno istituito un regime di incentivazione fiscale per favorire l’afflusso di capitali privati verso le Pmi, attraverso l’istituzione di fondi di investimento specializzati di tipo chiuso, con importanti risultati tanto in termini di sviluppo imprenditoriale quanto di crescita economica e occupazionale. In particolare, merita ricordare le misure predisposte in tal senso dalla Francia e dal Regno Unito: nel primo caso, attraverso la creazione dei Fonds Communs de Placement dans l’innovation (Fcpi); nel secondo mediante lo schema di incentivo del Venture Capital Trust (Vct);
  •     le migliori pratiche a livello internazionale interpretano l’utilizzo della leva fiscale come strumento di sostegno allo sviluppo del sistema economico ed imprenditoriale, e pertanto potrebbe pertanto essere opportuno prevedere incentivi specifici a vantaggio dei sottoscrittori di fondi specializzati in Pmi. Tali incentivi avrebbero l’effetto di rendere più attraenti tali veicoli nei confronti degli investitori, andando così ad aumentare la dotazione di capitale privato a disposizione del settore, canalizzando al tempo stesso tale capitale verso quelle categorie di imprese che stentano ancora a reperire i capitali necessari a finanziare i propri progetti di sviluppo;
  •     è quindi auspicabile favorire la nascita di fondi «specializzati» di tipo chiuso, nella forma del «Fia» ovvero Fondi di Investimento Alternativo, rivolti alle persone fisiche, dedicati esclusivamente all’investimento in Pmi e che intendano utilizzare le risorse raccolte per fare investimenti, creare occupazione;
  •     per rendere i fondi convenienti per i risparmiatori le società beneficiarie dei capitali si dovrebbero impegnare a pagare un dividendo minimo del 2 per cento all’anno ovvero in linea con il rendimento del Btp a 10 anni, per 5 anni. Le Sgr promotrici dei fondi si potrebbero invece impegnare a praticare un livello commissionale inferiore quello medio di mercato;
  •     per rendere appetibile l’investimento nei Fia di Sviluppo, per superare il rischio della liquidabilità degli investimenti, coerentemente con il ruolo strategico che tali fondi assumerebbero per il sistema economico italiano, e sulla base delle migliori pratiche a livello internazionale, dovrebbero prevedere:
    • che il fondo sia quotato ovvero negoziabile sul mercato secondario;
    • una detrazione fiscale riconosciuta al sottoscrittore del fondo, persona fisica, pari al 19 per cento del capitale investito annualmente con un limite implicito all’investimento (essendo prevista, una detraibilità massima di 20 mila euro da suddividere in 5 anni);
  •     l’effetto finanziario per il bilancio dello Stato del Fia di Sviluppo, ovvero la differenza tra il costo annuo della detrazione e la tassazione del rendimento annuo pagato dal fondo ai sottoscrittori nello stesso periodo, è stimato in circa 11 milioni di euro. Tuttavia il Fia di Sviluppo rappresenterebbe una forma di investimento sostitutiva/alternativa rispetto a quella in altri strumenti finanziari come ad esempio quello nelle «Pmi Innovative» che riconoscono, alle persone fisiche che li sottoscrivono, il medesimo beneficio fiscale. Un effetto sostituzione dei Fia con gli strumenti finanziari emessi dalle Pmi Innovative è assolutamente ragionevole e ipotizzabile e quindi l’effetto finanziario per il bilancio dello Stato potrebbe ulteriormente ridursi;
  •     si consideri inoltre che la raccolta aggiuntiva legata alla nascita di nuovi fondi chiusi porterà degli effetti indiretti positivi sul bilancio dello Stato ed in particolare:
    • le entrate generate dalla tassazione sui dividendi delle Pmi oggetto di investimento da parte del fondo;
    • le entrate generate dall’effetto patrimonializzazione delle Pmi e maggiori investimenti delle Pmi;
    • le entrate generate dai profitti dell’industria del risparmio gestito per le attività a servizio dello sviluppo e la gestione dei Fia di Sviluppo che essendo focalizzati su Pmi, impiegherebbero prevalentemente personale basato in Italia;
    • le entrate generate dall’emersione dei profitti delle società che affrontano un processo di quotazione e cambio di governance essendo le Pmi prevalentemente di proprietà familiare e quindi non focalizzate sulla generazione degli utili come fattore distintivo per la creazione di valore;
  •     alla luce di quanto appena esposto appare quindi evidente come tale norma a regime potrebbe prevedere a breve non solo nessun onere per lo Stato, ma addirittura maggiori introiti per la finanza pubblica,

impegna il Governo

  • a valutare l’opportunità di elaborare un disegno di legge basato sulla introduzione, anche sulla base delle migliori pratiche a livello internazionale, di una categoria speciale di Fondi alternativi di investimento, denominabili FIA di Sviluppo, da costituirsi in forma chiusa e destinati all’investimento in Pmi, da quotarsi in un mercato regolamentato o da trattarsi in un mercato secondario, investiti dell’obbligo di procurare un rendimento annuo pari ad almeno il 2 per cento (comunque in linea con quello del BTP decennali), rivolti alla sottoscrizione delle sole persone fisiche e assistiti da un beneficio fiscale in termini di detrazione riconosciuta al sottoscrittore pari al 19 per cento del capitale investito annualmente prevedendosi una detraibilità massima di 20 mila euro ripartiti su 5 anni.