Uno sguardo dal Parlamento

primo intervento alla Camera

Per raccontare gli ultimi giorni, voglio partire da ciò che per una volta ha trovato (quasi) tutti concordi. Confindustria, sindacati, forze sociali, Europa e addirittura la Cei hanno affermato in maniera unanime che tornare al voto sarebbe stata una follia. Di chi erano le uniche voci fuori dal coro? Berlusconi e Grillo, entrambi motivati a distruggere l’Italia per cavalcare la loro personale onda di egoismo e convenienza. Mentre Letta era negli Stati Uniti per promuovere l’Italia, Berlusconi dichiarava la fine dell’esperienza di governo e Grillo nel frattempo non aveva niente di meglio da fare che occupare la Rai.

Sapete come ci si sente quando vedi il disastro dietro l’angolo e non puoi far nulla per impedirlo? Quando il Pdl si è spaccato mi son concessa però di sperare. Certo, abbiamo ascoltato il solito Bondi esprimere il “suo” pensiero sulla fine del governo, ma alla fine Berlusconi è stato messo all’angolo e all’ultimo e, numeri alla mano, ha deciso di votare la fiducia.

Il discorso fatto da Letta porge alla politica degli obbiettivi ambiziosi: lavoro, stabilità finanziaria, riforme istituzionali e rifiuta in maniera assoluta il fatto che i problemi giudiziari di una persona possano essere legati al governo. A causa di questi, l’Italia per molto tempo è stata condizionata dalla difficoltà di poter fare una seria riforma della giustizia. E’ stato un altro dei fardelli che è ricaduto sulle spalle dei cittadini, insieme allo spread in salita e alla borsa in perdita. Se devo fare autocritica sul mio partito però, nelle dichiarazioni di voto avrei parlato più del paese e meno di Berlusconi. Ho trovato invece terrificante il comportamento dei deputati del M5S nei confronti della collega De Pin: un esempio pratico di come non sarebbe mai stato possibile fare un governo insieme.

Ad ogni modo il caimano ferito ha cercato di salvarsi votando la fiducia. Il 4 si avvia il procedimento di decadenza al Senato. Se è stata trovata una soluzione di crisi lo si deve in gran parte al Presidente Napolitano e alla sua indubbia grandezza politica. Per poter far rinascere questo paese però, questa quiete dopo la tempesta non è sufficiente: occorre un lungo periodo di tranquillità politica come avviene negli altri stati (pensate che in questi 20 anni noi abbiamo avuto 14 governi, mentre in Germania se ne sono succeduti solo tre). Spetta al PD farsi artefice di questo cambiamento, e il partito ha gli uomini e le donne giuste per realizzarlo. Renzi, con la sua empatia con i cittadini e lo sguardo innovativo verso il futuro; Letta, con la sua predisposizione alle relazioni internazionali; Cuperlo, con la sua capacità di parlare a un’altra parte di partito e tantissimi altri/e, come la Serracchiani. Speriamo di non essere masochisti.

POSTILLA:

Quello che auspico non è il ritorno al proporzionale puro. Le larghe intese sono state una necessità per dare respiro al paese, ma certamente non sono un modello da seguire. Noi dobbiamo esser l’alternativa.

ATTENZIONE: Lunedì 7 ottobre, se volete ci vediamo a Torino per discuterne insieme. Tutte le info le trovi qui

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