Approvata la delega fiscale

palazzo_montecitorioOggi alla Camera è stata approvata la delega fiscale al Governo (C. 282 950 1122 1339-A). Il provvedimento passa ora all’ esame del Senato.

Ecco la dichiarazione di voto finale dell’ On. Marco Causi, capogruppo PD della VI Commissione (Finanze):
“Signora Presidente, Viceministro Casero, colleghe e colleghi, nel votare oggi, in prima lettura, questo disegno di legge delega per la riforma del sistema fiscale, il Parlamento attua uno dei punti più rilevanti del rapporto «Agenda possibile», cioè del rapporto che il gruppo di lavoro in materia economico-sociale ed europea ha consegnato al Presidente Napolitano il 12 aprile 2013: è il primo punto di quell’insieme di riforme che il Parlamento approva.
L’attuazione di questo punto – così come degli altri – è stata voluta fortemente dal Partito Democratico, che infatti è stato il primo presentatore in questa legislatura di un disegno di legge in materia: l’abbiamo presentato il 15 marzo, quasi un mese prima del rapporto dei saggi consegnato al Presidente. Questa attuazione, questa scommessa, è stata poi accettata da tutti in questo Parlamento come una scommessa importante per il sistema Paese: è stata accettata dal presidente Capezzone, che ha voluto essere relatore di questo provvedimento e che – le voglio dare atto – ha assolto bene questo compito, così come voglio ringraziare il Viceministro Casero, che ha accompagnato questi lavori per settimane e settimane.
Ci sono però – voglio ricordarlo – tutti gli altri punti dell’Agenda possibile, tutti gli altri punti della relazione dei saggi. Qui parlo, signora Presidente, attraverso di lei, sopratutto alla maggioranza di Governo, perché il Governo Letta è al servizio del Paese, ma i partiti che lo sostengono devono fare la loro parte e rispettare le responsabilità e gli impegni presi con il Presidente della Repubblica, in quel difficile e drammatico momento e passaggio politico che abbiamo affrontato dopo le elezioni del febbraio e dopo quindi la valutazione di un risultato elettorale che non dava una maggioranza stabile all’interno di questo Parlamento. Ma, attenzione: parlo anche a tutti i gruppi parlamentari, perché quegli impegni sono impegni per il Paese, un Paese che, senza riforme, muore.
Molti lo hanno ricordato: questa è una delega di iniziativa parlamentare; abbiamo cominciato a lavorare in Parlamento prima ancora che il Governo assumesse questa delega come sua priorità. Questo ci ha dato un’ampia possibilità di discussione, diversamente da quanto accade quando si lavora con i decreti emergenziali. È così che si dovrebbe lavorare, lo abbiamo anche visto nella discussione in Aula ieri.
Abbiamo lavorato in Commissione per due mesi, in comitato ristretto ci sono state quindici riunioni, abbiamo pubblicato un testo l’8 agosto, chiuso gli emendamenti il 12, quindi più di un mese di tempo per le parti sociali, per gli addetti ai lavori e per i deputati per rendersi conto di come emendare. L’articolazione e la ricchezza di questa discussione le vedo anche dai voti di ieri. Alla fine, se ho ben contato, ieri, sei articoli di questa delega su sedici sono stati approvati all’unanimità e sette articoli sono stati approvati senza nessun voto contrario, quindi tredici articoli su sedici senza nessun voto contrario. Su questo, voglio ringraziare tutta la Commissione finanze e tutti i gruppi parlamentari della Commissione finanze, di maggioranza e di opposizione, che hanno contribuito a questa discussione.
Poi alcuni elementi del voto finale sento motivati da questioni politiche, cioè dalla mancanza di fiducia nei confronti del Governo che dovrà attuare questa delega, ma nel merito sappiamo tutti che stiamo facendo delle cose giuste. Dobbiamo ricordare che la delega vive anche con gli altri Governi, la delega vive anche con le altre legislature. Se anche questa legislatura dovesse interrompersi, la delega potrà continuare ad essere attuata dalla prossima legislatura.

Questo ci permette anche di fare una brevissima riflessione sulle riforme e sul funzionamento del Parlamento.
Abbiamo lavorato su una legge delega, in altre legislazioni europee si parla di leggi quadro, di legge rafforzate. Ebbene, noi dovremmo provare tutti insieme a sovvertire la vulgata secondo cui il lavoro del Parlamento è votare tutti i giorni dal lunedì al venerdì norme legislative di dettaglio. Di legislazione di dettaglio l’Italia sta morendo! È spesso inattuabile, fonte di contenzioso giurisdizionale. Al contrario, anche guardando l’esperienza degli altri Paesi europei e guardando l’esperienza che abbiamo fatto con questo provvedimento, il Parlamento, che io auspico diventi monocamerale, si concentra e lavora meglio quando lavora su leggi quadro, dando poi la responsabilità attuativa al Governo e facendo tanta, tanta attività di controllo, di indirizzo, di sindacato ispettivo.
I contenuti del progetto di riforma aprono un vasto e ricco lavoro atteso da anni. Ha ragione chi ha detto prima di me che il Governo Letta ha tutto l’interesse a chiedere ai gruppi parlamentari del Senato una veloce seconda lettura, per andare poi velocemente all’attuazione di questo provvedimento, perché i decreti delegati, che con questo provvedimento si potrà varare, intervengono su elementi di malfunzionamento e di arretratezza del nostro sistema tributario a cui oggi possiamo rimediare: la riforma del catasto, che è importante per la perequazione, ma anche per la modernizzazione del Paese; la norma generale antielusione, che dà certezza di diritto ed è un segnale per le imprese; nuove relazioni tra fisco e contribuenti, una relazione che deve migliorare, ci dicono le organizzazioni internazionali, e quindi il tutoraggio, la semplificazione, i modelli precompilati, gli adempimenti elettronici; il rafforzamento della lotta all’evasione con strumenti anche qui efficaci e moderni; la rivisitazione delle spese fiscali, che non sono un cesto di ciliege da cui riprenderne una per una ogni volta che affannosamente cerchiamo una copertura, ma vanno razionalizzate in modo organico; una nuova tassazione del reddito delle imprese individuali, con l’estensione del meccanismo ACE, ovvero della detassazione degli utili che restano all’impresa, anche alle piccole imprese; la riorganizzazione delle agenzie fiscali, perché nella delega si chiede al Governo di monitorare l’effetto della riorganizzazione fatta l’anno scorso ed eventualmente poi di intervenire per assestarla; la semplificazione del processo tributario; la fiscalità ambientale e infine i giochi.
L’articolo 14 di questa delega, grazie anche al contributo dell’Aula di ieri, è il primo vero tentativo di riforma organica di un settore cresciuto forse troppo, ma certamente in modo disordinato. Con l’iniziativa del Partito Democratico, prima in Commissione e poi in Aula, abbiamo dato un nuovo ruolo ai comuni nella pianificazione della localizzazione dei punti giochi. Abbiamo introdotto una nuova disciplina dei titoli autorizzativi; abbiamo reso più stringenti i requisiti per tutti i soggetti della filiera; abbiamo introdotto limiti rilevanti alla pubblicità e abbiamo dato strumenti per rafforzare l’amministrazione in una difficile, ma indispensabile, opera di riordino e di superamento dei contenziosi.
Vado alla conclusione. Dobbiamo domandarci adesso che relazione possa esserci tra questa delega e la discussione quotidiana sulla politica tributaria. Io credo che ci sia una connessione per due motivi, perché l’obiettivo della riduzione della pressione fiscale non può essere tradotto volgarmente e banalmente nell’obiettivo di ridurre indistintamente tutte le tasse.

La pressione fiscale è un rapporto numeratore-denominatore, e quindi il primo punto è che la pressione fiscale in Italia è cresciuta in modo così drammatico negli ultimi due anni per effetto della bassa crescita, anzi decrescita. Le aliquote marginali sono cresciute perché il reddito è diminuito e soprattutto sul lavoro. Quindi in questa legge delega noi diciamo chiaramente che la pressione fiscale può ridursi se insieme riprendiamo un sentiero di crescita dell’economia ma, in secondo luogo, perché per ridurre la pressione fiscale non basta invocare un’indistinta riduzione di tutte le tasse.
È necessario che tutti paghino le tasse, che vi sia equità e rispetto dei principi costituzionali di capacità contributiva, che l’amministrazione finanziaria diventi sempre più efficiente in un nuovo scenario di relazioni migliorate con il contribuente.
Il numeratore della pressione fiscale non è un numero indistinto. Operazioni di riduzione della pressione fiscale possono, insomma, anche passare con meccanismi di riequilibrio, di redistribuzione, a fini di equità, ma anche di efficienza.
Ridurre tutto è facile sul piano demagogico e comunicativo, ma dimentica l’equità e, soprattutto, dimentica l’efficienza, una cosa che i liberali dovrebbero avere a cuore; per non parlare, poi, degli ineludibili vincoli di finanza pubblica che un Paese così indebitato come l’Italia non può mai dimenticare.
Insomma, è arrivato il momento di un piano a medio termine e globale sulla politica tributaria del Governo, che consideri congiuntamente tutte le variabili e superi una discussione a foglia di carciofo, per cui ogni giorno parliamo di un’altra tassa. Discutere ogni giorno di una tassa è efficace per i talk-show televisivi, ma questa discussione è pessima per definire una razionale e sostenibile agenda politica, per l’immagine del Paese e per i segnali di credibilità che diamo all’esterno.
Il Partito Democratico è pronto per le riforme, è pronto per la responsabilità per l’agenda di Governo: si fa carico di un progetto per il governo del Paese e per portare l’Italia fuori dalla crisi e vuole rispettare gli impegni presi con il Presidente Napolitano, e il voto favorevole sulla delega fiscale sta dentro questo coerente impianto politico.”

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