L’ ambiente al centro

green economyCrisi economica e crisi ambientale sono le facce di una stessa moneta. Una moneta svalutata che rappresenta un modello che ha consumato le risorse naturali, prodotto inquinamento e che pur garantendo un certo sviluppo anche negli anni in cui il Pil e’ cresciuto, ha causato spesso benessere solo per una parte minoritaria della società occidentale.

Si sono generate diseguaglianze profonde che attraverso la crisi che stiamo vivendo ci indicano che questo percorso di crescita illimitata in un mondo finito non è più possibile.

Si può ripartire, ripensando un nuovo modello di sviluppo. Lo slogan potrebbe essere “fare di più con meno”. Mettere al centro i “Beni comuni”, cominciare ad impostare il cambiamento intervenendo sull’insieme delle politiche di sviluppo (imprese, trasporti, agricoltura), ma anche sui comportamenti di imprese e singoli con adeguate politiche in incentivazione, disincentivazione, fiscalità.

Un Paese in cui qualità ambientale, sviluppo economico e occupazione siano in armonia tra loro è possibile partendo dal presupposto che terra, acqua, aria, sono beni comuni e sviluppando l’economia della prevenzione.

Noi proponiamo di:

  • sostenere un piano casa in classe A, per ridurre gli elevati consumi energetici delle abitazioni private a partire dal patrimonio di edilizia pubblica, ed improntare al risparmio energetico le politiche urbanistiche dei Comuni, sia nei centri urbani che nelle aree rurali favorendo per esempio la nascita di sistemi e fattorie rurali autosufficienti energeticamente , di nuovi insediamenti energetici e non più energivori, compatibili con un sistema di trasporto pubblico;
  • concepire un piano reti, per ridurre le perdite delle reti di distribuzione (idriche, elettriche), promuovere sistemi intelligenti ‘a sciame energetico’ per usare ed accumulare l’energia quando serve, per incentivare il riuso di acqua per usi non potabili attraverso il potenziamento delle reti del servizio idrico integrato, sostenendo una legge che consenta ai Comuni di scegliere riguardo al mantenimento delle gestioni pubbliche “in house” dell’acqua e dello smaltimento rifiuti, rifinanziando anche con la possibile compartecipazione privata il piano irriguo nazionale, recuperando sistemi di piccoli invasi ad uso agricolo, incentivando sistemi colturali a basso consumo idrico;
  • realizzare un grande piano sicurezza del territorio per prevenire gli effetti dei diversi rischi (come quello idraulico ed idrogeologico) e per azioni di contrasto ai cambiamenti climatici, attraverso un Piano organico per l’adattamento, semplificando la pletora di enti gestori, puntando sul coinvolgimento del territorio attraverso la realizzazione di opere diffuse, coinvolgendo le imprese agricole e forestali;
      • elaborare un piano recupero, per promuovere l’uso delle materie prime seconde, riducendo i costi per i materiali, e riducendo il consumo di materie prime. E’ fondamentale la promozione e l’incentivo di tutte le attività imprenditoriali che favoriscano il riutilizzo dei beni di consumo (industria del recupero, negozi dell’usato e dello scambio) allo scopo di ridurre al minimo l’utilizzo di nuove risorse naturali, incentivando le forme di accorciamento delle filiere agricole;
      • un piano nazionale per la gestione integrata dei rifiuti che, semplificando la normativa di settore, sostenga la transizione da un sistema industriale a monte (discariche, inceneritori) a uno a valle per costruire le filiere di recupero e riuso delle risorse , verso “rifiuti zero”;
      • adottare la carta a spreco zero, ovvero attuare azioni contro lo spreco di cibo in attuazione della Risoluzione del Parlamento Europeo, “Come evitare lo spreco di alimenti: strategie per migliorare l’efficienza della catena alimentare della UE”, anche attivando politiche di educazione alimentare, di conoscenza delle filiere, della stagionalità, della trasformazione del cibo, incentivando la nascita di reti di consumo responsabile e solidale che coinvolga produttori, commercianti, trasformatori, G.a.s., scuole, terzo settore;
      • adottare un piano mobilità, per ampliare la rete dei trasporti pubblici locali su ferro e su gomma, la mobilità ciclabile e attuare la mobilità sostenibile nelle nostre città. Crediamo che le politiche di trasporto pubblico locale sia da considerare tra i primi strumenti per un nuovo welfare, per il miglioramento della qualità della vita e dell’aria nel nord – Italia. Politiche e strumenti che devono essere finanziati anche attraverso la fiscalità generale, oltre che una tassazione puntuale sulle auto più inquinanti e sui cicli produttivi a maggior impatto ambientale;
      • definire un vero piano energetico spina dorsale di un nuovo piano industriale basato sull’efficienza energetica, lo sviluppo delle rinnovabili attraverso una revisione ‘europea’ del sistema incentivante, e l’integrazione delle fonti esistenti, valorizzando in tal senso strumenti di coinvolgimento dei comuni e dei territori come il Patto dei Sindaci con la UE;
      • varare un piano per la banda larga nelle aree agricole e rurali a di oggi non servite, allo scopo di favorire la semplificazione per le imprese ed evitare la “mobilita obbligata dagli adempimenti burocratici”.

Ai grandi piani che abbiamo descritto crediamo si debba aggiungere:

      • l’introduzione di strumenti di fiscalità ambientale che penalizzino i comportamenti non virtuosi delle imprese, delle amministrazioni pubbliche dei singoli cittadini al fine di recuperare risorse per finanziari gli otto piani elencati;
      • la definizione di una “legge quadro urbanistica” che ponga dei limiti al consumo di suolo in tutto il Paese (chiarendo definitivamente l’inesistenza di diritti acquisiti e ponendo una scadenza ai diritti edificatori), alla cementificazione delle aree destinabili alla produzione di cibo, e che nella programmazione dei nuovi quartieri ponga gli standard di qualità sui servizi e gli spazi pubblici, le aree destinate ad orti urbani e comuni, come priorità e vincolo per aumentare la qualità della vita di chi li vivrà;
      • la promozione e il sostegno ai programmi energetici locali che individuino i potenziali di produzione energetica di ciascuna comunità, le politiche di contenimento dei consumi e che tendano a migliorare il bilancio energetico di un territorio;
      • la riconversione verso l’economia verde del tessuto produttivo italiano, individuando i settori più poveri sul piano della tecnologia ed impattanti nell’uso delle risorse ambientali, e avviando una forte politica pubblica di riconversione (incentivi e sostegni per chi sceglie la “responsabilità sociale green”) delle aziende sul modello delle Benefit Corporation americane;
      • la valorizzazione della biodiversità agricola ed alimentare, incentivando le reti di valorizzazione delle produzioni locali e di qualità, le pratiche biologiche, le colture a basso consumo di acqua, l’agricoltura biologica, attivando in via definitiva la clausola di salvaguarda da sementi Ogm nel nostro Paese, favorendo il recupero di terre incolte o demaniali, anche attraverso forme di affitto, Banche della terra o fondazioni a partecipazione privata, per favorire nuove imprese agricole, nuove forme di acquisto alimentare, e di impresa agricola e forestale collettiva, sostenendo forme di turismo e agriturismo sostenibile;
      • l’emanazione dei decreti attuativi delle norme varate sulla tracciabilità e sulla etichettatura degli alimenti, una determinata battaglia contro il falso made in Italy, le truffe alimentari e le agromafie;
      • la riqualificazione dei siti industriali compresi quelli sede di impianti chimici e spesso contaminati per una politica industriale in cui sia fondamentale la chimica verde

Chiediamo che da subito alcuni punti fondamentali siano affrontati per realizzare un nuovo sistema di sviluppo sostenibile:
la semplificazione del quadro legislativo e delle competenze in materia ambientale nei vari livelli amministrativi, un’adeguata politica di incentivi, la stabilizzazione del 55 % per l’efficienza energetica nel settore edilizio, incentivi fiscali, la “liberazione” dai vincoli del Patto di Stabilita per tutti gli investimenti ‘sostenibili’ dei comuni, un controllo ambientale efficace come garanzia di qualità, una ricerca avanzata che consenta un’innovazione continua nei processi produttivi e infine un punto politico trasversale a tutti i settori: il rispetto della legalità attraverso una capillare lotta alla corruzione e l’introduzione dei reati ambientali nel codice penale.

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