Il paradosso donne-lavoro: con più tutele, fanno meno le manager

donne_lavoro_2Articolo de La 27esima ora

Donne e lavoro: meglio il modello Usa o quello svedese? È più allettante il “paradiso femminista” del Nord-Europa (16 mesi di congedo parentale, part-time a gogò etc) o il far-west americano dove ci sono meno tutele, meno part- time però più donne ai piani alti? Non avendo né l’uno né l’altro modello, forse possiamo permetterci il dubbio lusso di progettare/immaginare (caro Clooney, questo è il nostro mantra: immagina, non puoi).

Il dubbio (maschilista, lussuoso) è questo: le politiche a tutela delle donne finiscono, se non per impigrire le donne, comunque per allontanarle (sul lavoro) dalla stanza dei bottoni? È un paradosso transatlantico su cui riflette (dalla costa Usa) Christina Hoff Sommers dell’American Enterprise Institute. Il paradosso è questo: in Svezia, dove le politiche family-friendly sono la norma e la Parità una parola d’ordine (e pure un ministero), succede che le donne preferiscono il part-time alla carriera.

Il 77% delle svedesi è nella forza-lavoro, contro il 68% delle americane. Eppure secondo l’ultimo rapporto del World Economic Forum la Svezia (come gli altri Paesi del Nord- Europa compresa la Germania) vengono dopo gli Stati Uniti quando si tratta di colmare il gap “in opportunità e partecipazione economica” (vedi grafico).

Vuol dire che in America ci sono percentualmente più donne ai piani alti della (delle) società: più dirigenti, imprenditrici, leader di grandi aziende o di start-up. In Svezia ci sono più donne al lavoro (ma a piani inferiori). Perché?

Secondo un nuovo studio di due economisti della Cornell University, Francine Blau e Lawrence Khan, le politiche svedesi, molto generose quanto a congedi e possibilità part-time, producono effetti collaterali imprevisti: anziché rafforzare l’attaccamento delle donne al posto di lavoro, scrive Hoff Sommers, lo indeboliscono.

In Svezia un genitore ha il diritto di lavorare sei ore al giorno (a salario ridotto) fino a quando la prole non raggiunge gli 8 anni di età. E molte mamme (più dei papà) scelgono questa strada. Strada che riduce la possibilità (o la volontà? ) di fare carriera. Forse è possibile anche questa (mia) interpretazione: in America “fare carriera” è un modo (il modo) per raggiungere (e potersi permettere economicamente) la parità (e buoni asili). In Svezia c’è più parità (e più asili sovvenzionati) e quindi le donne non devono strenuamente perseguire la carriera.

Comunque si veda la partita Svezia-Usa, il rebus sembra sempre lo stesso: come bilanciare lavoro e famiglia. Per chiudere il gap tra i sessi, sostiene Hoff Sommers, non basta cambiare la società o riformare il lavoro: sono le “preferenze di base” delle donne che devono cambiare.

L’esperienza svedese dimostra, secondo lei, che le donne preferiscono così: meno carriera, più tempo fuori dal lavoro.

Cita i dati recenti dell’autorevole Pew Research Center che raccontano i desiderata dei genitori americani: il 47% delle mamme preferirebbe il part-time e il 20% vorrebbe non lavorare affatto. I padri all’opposto: il 75% per il lavoro a tempo pieno. Si potrebbe obiettare: questi dati riflettono le preferenze “di base” di uomini e donne o le condizioni “di base” (e per le donne penalizzanti) del mercato del lavoro? Hoff Sommers ricorda le parole di una studentessa tedesca: “In Germania noi donne abbiamo tutti i benefit, ma le aziende non vogliono assumerci”.

La soluzione? Facile dire: servirebbe un cocktail giusto di tutele e opportunità, protezioni e laissez-faire. Mentre qualcuno studia le dosi, forse in Italia (immagina, non puoi) potremmo accontentarci di un modello o dell’altro: Svezia o America, purché si guadagni.

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